La terapia nutrizionale come alleato strategico nel trattamento del tumore al seno

29 Maggio 2026

In occasione del 46° Congresso Nazionale della Società italiana di nutrizione umana (Sinu), svoltosi di recente a Bergamo, è stato ribadito come la nutrizione rappresenti oggi una parte essenziale e attiva del protocollo di cura in oncologia. Nel caso del carcinoma mammario, che in Italia colpisce oltre 50 mila donne ogni anno, il metabolismo della paziente, infatti, influenza direttamente la tolleranza ai trattamenti e la sopravvivenza globale.

Mentre in altre patologie oncologiche il rischio principale è la cachessia, nel tumore al seno emerge spesso una malnutrizione per eccesso, caratterizzata da obesità sarcopenica. Le terapie ormonali, i trattamenti sistemici e la menopausa iatrogena portano a un aumento del grasso viscerale a scapito della massa muscolare.

Alessio Filippone, Vice-coordinatore del gruppo di lavoro Sinu “Nutrizione in Oncologia”: “Negli ultimi anni, un numero crescente di studi ha evidenziato come il peso corporeo dopo una diagnosi di tumore al seno non sia solo una questione di benessere generale, ma un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi. Le evidenze epidemiologiche più aggiornate indicano che l’eccesso di adiposità è associato a un aumento del rischio di mortalità. In particolare, le donne con obesità dopo la diagnosi presentano un rischio più elevato di mortalità, sia per tutte le cause, sia per il tumore al seno stesso, rispetto alle donne normopeso”.

Le linee guida internazionali sottolineano l'importanza di uno screening nutrizionale precoce già al momento della diagnosi per identificare il rischio metabolico. Non conta infatti solo il peso totale, ma anche la distribuzione del grasso: l’adiposità addominale è associata a specifiche alterazioni che possono favorire la progressione tumorale.

“Il supporto nutrizionale deve mirare al mantenimento di un adeguato apporto proteico, per sostenere il sistema immunitario e preservare il muscolo”, prosegue Filippone. “Contemporaneamente, è essenziale gestire l'assetto glicemico. Pertanto, la dieta deve privilegiare carboidrati complessi e ridurre zuccheri semplici come le bevande zuccherate, le bevande alcoliche, quest'ultime direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva”.

In questo contesto, la Dieta mediterranea è associata a una riduzione del 22% della mortalità totale. Parallelamente, l’attività fisica si conferma un pilastro terapeutico: un esercizio regolare dopo la diagnosi può ridurre la mortalità totale fino al 44% e il rischio di recidiva del 35%. Tuttavia, in Italia il 30% delle donne mantiene ancora uno stile di vita sedentario.

Attualmente, solo il 49% dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati.

Angela Polito, coordinatrice del Gruppo di lavoro Sinu “Nutrizione in Oncologia”: “Solo il 49% dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e uniformi. Per colmare questo divario, il gruppo di lavoro Sinu sta lavorando a indicazioni nutrizionali per la paziente con tumore al seno. Personalizzare la terapia nutrizionale in base al profilo metabolico di ogni donna significa trasformare l’alimentazione in un alleato strategico della cura farmacologica e chirurgica, capace di amplificarne l’efficacia e favorire un percorso realmente integrato. L’obiettivo finale non è solo la guarigione clinica, ma il ripristino di un equilibrio metabolico che garantisca una vita piena e in salute oltre la malattia”. (n.m.)

 

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…