In Francia, l'attenzione si è concentrata sul pane, in particolare sulla baguette, alimento che rappresenta un pilastro culturale e nutrizionale della dieta nazionale.
Il pane contribuisce tradizionalmente a circa il 25% dell'apporto giornaliero totale di sale dei cittadini francesi. Attraverso un accordo su base volontaria siglato nel 2022 tra il governo e i produttori per ridurre il contenuto di sodio entro il 2025, i ricercatori hanno stimato benefici straordinari. A obiettivi rispettati, il consumo giornaliero di sale calerebbe mediamente di 0,35 grammi a persona, portando a una riduzione di oltre 1.100 decessi annui a livello nazionale. L'analisi evidenzia che le ospedalizzazioni per cardiopatia ischemica diminuirebbero dell'1,04%, con benefici particolarmente marcati tra gli uomini di tutte le età e tra le donne tra i 55 e i 64 anni.
Parallelamente, nel Regno Unito, l'analisi ha riguardato gli obiettivi di riduzione del sale per il 2024 applicati a ben 84 categorie di prodotti confezionati (come formaggi e carni) e, per la prima volta, a 24 categorie di cibo da asporto, inclusi burger, curry e pizze.
I risultati indicano che il raggiungimento di questi target ridurrebbe l'apporto medio giornaliero di sale del 17,5%, passando da circa 6,1 a 4,9 grammi per persona. Su un arco di 20 anni, questa modesta ma costante riduzione della pressione arteriosa collettiva potrebbe prevenire circa 103.000 casi di cardiopatia ischemica e 25.000 ictus. Oltre ai benefici clinici, lo studio prevede un risparmio di circa 1 miliardo di sterline per il sistema sanitario nazionale britannico nel corso della vita della popolazione attuale.
Come sottolineato da Clémence Grave, autrice dello studio francese, questo approccio è efficace perché non fa affidamento sul cambiamento dei comportamenti individuali, che è spesso difficile da ottenere e sostenere nel tempo. In Francia, la riduzione del sale nel pane è passata quasi inosservata: la popolazione non ha percepito differenze di gusto, eppure il beneficio per il sistema cardiovascolare è reale e misurabile. L'eccesso di sodio è infatti il principale fattore di rischio per l'ipertensione, che può degenerare in infarti, malattie renali croniche e demenza.
Nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità raccomandi di consumare meno di 2.000 mg di sodio al giorno, il consumo globale resta drasticamente più alto. L'American Heart Association fissa il limite ideale a 1.500 mg per la maggior parte degli adulti. Questi studi confermano che la collaborazione tra decisori politici e industria alimentare è essenziale per creare un ambiente più sano. Implementare e far rispettare politiche di riformulazione degli alimenti non è solo una questione di prevenzione medica, ma un investimento economico e sociale fondamentale per migliorare la longevità e la qualità della vita delle popolazioni. (n.m.)
