È proprio per rispondere a questa urgenza che il complesso didattico di Scampia dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” ha ospitato nei giorni scorsi il 3° Convegno Sinu Giovani, promosso dalla Società italiana di nutrizione umana. L'incontro, dal titolo “Nutrienti, alimenti e diete tra scienza e comunicazione”, ha offerto una piattaforma di riflessione su come la narrazione mediatica di carboidrati, grassi e proteine influenzi i comportamenti alimentari della popolazione molto più delle evidenze scientifiche consolidate.
Uno dei punti centrali del dibattito è stata la decostruzione dei falsi miti alimentari. Gli esperti hanno denunciato la crescente demonizzazione dei carboidrati, nonostante questi debbano costituire, secondo le linee guida internazionali, il principale substrato energetico dell’organismo, coprendo tra il 45% e il 60% dell’apporto calorico totale. Parallelamente, si assiste a un'enfasi sproporzionata sul consumo di proteine, che in molti segmenti della popolazione supera già le dosi consigliate. Questo approccio "riduzionistico", che si focalizza ossessivamente sui singoli nutrienti, perde di vista la qualità complessiva della dieta e l’importanza di modelli sostenibili e vari, come la dieta mediterranea.
La difficoltà di tradurre la teoria scientifica in abitudini concrete emerge chiaramente dai dati: in Italia, appena il 10% degli adulti aderisce pienamente alle raccomandazioni nutrizionali nazionali. Il risultato è un’emergenza sanitaria tangibile, con il sovrappeso e l’obesità che colpiscono oltre il 45% degli adulti e quasi un bambino su tre. Il passaggio dalla conoscenza all'azione è ostacolato da fattori socio-economici e da un ambiente comunicativo poco favorevole, rendendo necessarie strategie nutrizionali personalizzate. Tali approcci devono adattarsi alle diverse fasi della vita e ai livelli di attività fisica, specialmente nel mondo dello sport, dove le esigenze variano radicalmente in base alla disciplina e all'intensità dello sforzo.
Il convegno ha infine rivolto un appello alla responsabilità comunicativa. “Nell'era dei contenuti sensazionalistici, è vitale che la scienza impari a semplificare senza banalizzare, costruendo un rapporto di fiducia con il pubblico per evitare che messaggi allarmistici generino comportamenti estremi o poco sostenibili”, sottolinea Sinu in una nota. “Le fasce più giovani sono le più esposte a questo bombardamento informativo; per proteggerle, è fondamentale coinvolgere le famiglie nella promozione di stili di vita sani e di un linguaggio equilibrato nei confronti del cibo e del corpo. In definitiva, la nutrizione non è solo una questione di biochimica, ma di contesto e responsabilità, poiché solo riportando il dibattito su solide basi scientifiche sarà possibile migliorare davvero la salute collettiva”. (n.m.)
