La maggior parte degli studi (156) aveva due bracci, con il placebo come controllo più frequente per gli integratori alimentari, mentre i prodotti erboristici erano più spesso confrontati con farmaci su prescrizione. Le prove solide, con oltre 10 studi ciascuno, riguardano Omega-3, Erba di San Giovanni (Iperico), zafferano, probiotici e vitamina D. Una sintesi dei risultati:
- Omega-3: 39 studi hanno confrontato gli Omega-3 principalmente con un placebo. I risultati hanno evidenziato effetti per lo più simili ai controlli.
- Erba di San Giovanni (Iperico): 38 studi hanno valutato l'iperico, principalmente come monoterapia. I risultati sono stati generalmente positivi, a favore dell’iperico sia vs placebo che vs antidepressivi su prescrizione.
- Zafferano: 18 studi hanno esplorato lo zafferano, soprattutto come monoterapia, che ha mostrato effetti generalmente positivi rispetto al placebo e risultati simili rispetto ai farmaci su prescrizione.
- Probiotici: 16 studi sui probiotici, per lo più multiceppo, hanno mostrato risultati che favoriscono i probiotici rispetto al placebo.
- Vitamina D: 14 studi sulla vitamina D, con varie posologie, hanno mostrato risultati contrastanti, sebbene i confronti con il placebo abbiano per lo più favorito la vitamina D.
Lo studio ha anche identificato 18 prodotti con evidenze emergenti (2-9 studi a supporto). Tra questi, spiccano: acido folico (8 studi); lavanda (6 studi), zinco (4 studi).; triptofano (3 studi); rodhiola (3 studi); melissa (3 studi). Melatonina, magnesio, curcumina, cannella, Echium (comunemente usato in Iran), vitamina C e vitamina D più calcio hanno mostrato risultati contrastanti e richiedono ulteriori ricerche.
La maggior parte di questi prodotti promettenti mostra alcuni meccanismi d'azione che potrebbero influenzare la depressione, inclusa l'attività anti-infiammatoria, antiossidante, la modulazione dei neurotrasmettitori e il supporto alla neurogenesi.
Sicurezza e prospettive future
Per quanto riguarda la sicurezza, la maggior parte degli studi (85%) ha riportato l'assenza di problemi significativi, con tassi simili di eventi avversi tra i gruppi di trattamento e di controllo. Tuttavia, un'ampia parte (31%) delle ricerche non ha fornito dati sulla sicurezza in modo sufficientemente dettagliato, in particolare per gli integratori alimentari. Ciò evidenzia la necessità, a detta degli Autori, di migliorare la segnalazione degli eventi avversi nelle pubblicazioni future, dato che questi prodotti sono spesso utilizzati senza supervisione clinica.
La review ha identificato diverse lacune significative nella ricerca attuale. Innanzitutto una mancanza di replicazione delle prove, ovvero risultati evidenti solo in un piccolo numero di studi. C’è poi un problema legato all’ampia variabilità nei dosaggi e nelle preparazioni testate. La maggior parte degli studi, inoltre, ha utilizzato campioni di piccole o medie dimensioni, il che può sovrastimare gli effetti. Nonostante la disponibilità sul mercato, aggiungono gli Autori, pochi studi hanno valutato prodotti che combinano diversi ingredienti, limitando la comprensione delle loro interazioni. Infine, pochissimi studi hanno valutato i prodotti come coadiuvanti o in confronto alle terapie psicologiche, spesso considerate trattamenti di prima linea e la maggior parte è stata confrontata con placebo piuttosto che con altre opzioni “da banco”, il che “ostacola la capacità dei pazienti di fare scelte informate”.
Così concludono gli Autori: “Il nostro lavoro sottolinea l'importanza di botanicals e integratori come parte dell'autocura per i sintomi depressivi. Sebbene l'evidenza sia più solida in taluni casi, come per l’iperico e lo zafferano, vi è un vasto potenziale in molti altri prodotti emergenti. La chiave per il futuro risiede in ricerche più mirate e rigorose, con una maggiore attenzione alla sicurezza, alle interazioni con altre terapie e alla comprensione delle relazioni dose-risposta. Solo attraverso un approccio scientifico approfondito potremo guidare al meglio i pazienti verso scelte informate e promuovere un approccio più integrativo alla gestione della depressione”.
Nicola Miglino
