Lo studio ha adottato un approccio rigoroso, combinando valutazioni complesse delle concentrazioni di taurina circolante in soggetti umani sani e in due modelli animali comunemente utilizzati: primati e topi.
I primi (dai 26 ai 100 anni) provenivano dal "Baltimore Longitudinal Study of Aging" (BLSA), mentre sono stati esaminati sieri di scimmie Rhesus (da 3 a 32 anni) e topi C57BL/6J (da 9 a 27 mesi) dello "Study of Longitudinal Aging in Mice" (Slam).
I risultati principali dello studio sono stati piuttosto sorprendenti e sono di seguito riassunti:
- nessun declino con l'età: le concentrazioni di taurina circolante non diminuiscono con l'età negli individui sani delle tre specie di mammiferi esaminate (umani, primati non umani e topi) lungo l'arco di vita adulta. Al contrario, nella maggior parte delle coorti, le concentrazioni di taurina sono aumentate o rimaste invariate. È stato osservato un aumento sesso-specifico in tutte le coorti, a eccezione dei topi maschi, nei quali la taurina è rimasta invariata.
- elevata variabilità interindividuale: le analisi hanno rivelato che la variabilità interindividuale nelle concentrazioni di taurina è generalmente maggiore del cambiamento nel tempo nella stessa persona, limitando l'utilità della taurina come biomarcatore dell'invecchiamento.
- associazioni inconsistenti con la salute: la relazione tra le concentrazioni di taurina e le misure funzionali dello stato di salute, come funzione motoria e peso corporeo, è risultata inconsistente sia all'interno che tra le coorti. Questo risultato non supporta l'idea che una riduzione delle concentrazioni di taurina circolante promuova il fenotipo dell'invecchiamento. Per esempio, prestazioni motorie relativamente scadenti possono essere associate a concentrazioni elevate o basse di taurina, se addirittura non mostrare alcuna relazione.
Così commentano gli Autori: “I risultati di questo studio indicano che basse concentrazioni di taurina circolante sono improbabili come un buon biomarcatore dell'invecchiamento. I cambiamenti nelle concentrazioni di taurina non sono una caratteristica universale dell'invecchiamento e i suoi effetti pleiotropici potrebbero dipendere dal contesto temporale e fisiologico di ciascun individuo. Rimaniamo però convinti che l'individuazione di biomarcatori affidabili per prevedere l'insorgenza e la progressione dell'invecchiamento e del declino funzionale rappresenterebbe una svolta importante per la ricerca”. (n.m.)
