Tricaprina: dall'olio di cocco un aiuto per il cuore a metabolizzare i grassi

10 Marzo 2025

Si chiama Cardiomiovasculopatia da deposito di trigliceridi (Tdcv) ed è una condizione cardiaca scoperta di recente, in cui si verifica una difficoltà nella scomposizione dei trigliceridi da parte delle cellule cardiache. Il risultato è accumulo di lipidi, insufficienza energetica nelle cellule muscolari del cuore e nelle cellule muscolari lisce vascolari, con il rischio conseguente di insufficienza cardiaca. Alcuni casi di Tdcv hanno una causa genetica, per altri, l’origine è ancora misteriosa.

Un recente studio, pubblicato su Nature cardiovascular research, ha scoperto che l'integrazione di tricaprina, un trigliceride a catena media (Mct) presente nell'olio di cocco o nell'olio Mct, utilizzato in ambito alimentare, cosmetico e come integratore, ha migliorato la sopravvivenza a lungo termine dei partecipanti con Tdcv.

Lo studio ha confrontato 22 partecipanti che hanno ricevuto tricaprina con 190 controlli. Nello studio, il gruppo di intervento ha mostrato notevoli benefici cardiaci rispetto ai partecipanti che non hanno ricevuto tricaprina: miglioramento della scomposizione dei grassi, recupero duraturo dall'insufficienza cardiaca e miglioramento della funzione del ventricolo sinistro. Il gruppo tricaprina ha avuto tassi di sopravvivenza a tre e cinque anni del 100%. Al contrario, il gruppo di controllo ha avuto un tasso di sopravvivenza a tre anni del 78,6% e del 68,1% a cinque anni.

Tra i limiti dello studio evidenziati dagli stessi Autori, la dimensione relativamente piccola del campione e la popolazione, esclusivamente giapponese. Inoltre, il disegno non era in cieco.

“La tricaprina mostra un potenziale promettente come integratore naturale per migliorare gli esiti cardiaci nei pazienti con Tdcv”, segnalano gli Autori. “Tra l’altro, mentre la Tdcv è rara, i risultati potrebbero potenzialmente estendersi ad altre persone con insufficienza cardiaca, poiché i trigliceridi sono componenti importanti dei depositi lipidici, spesso presenti in pazienti con insufficienza cardiaca. Son perciò necessarie ulteriori ricerche per confermare tutte queste ipotesi”.

Nicola Miglino

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