Obesità: nuovi criteri diagnostici e terapeutici

27 Gennaio 2025

Il Bmi non può essere l'unico parametro per diagnosticare l'obesità, ma va integrato con altre misure di grasso corporeo. In aggiunta, sono necessarie nuove categorie diagnostiche basate sulla presenza o assenza di disfunzione degli organi e l’approccio terapeutico deve essere calibrato paziente per paziente. Queste alcune delle principali novità contenute in un documento pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology, realizzato da una commissione di esperti con l'endorsement di oltre 75 associazioni mediche a livello mondiale. L’intento è quello di proporre un approccio rinnovato e più preciso alla diagnosi e alla gestione dell'obesità.

L'obesità viene definita come una condizione caratterizzata da eccessiva adiposità, con o senza anomala distribuzione o funzionalità del tessuto adiposo, le cui cause sono multifattoriali e ancora non completamente comprese. La commissione sottolinea che si tratta di una condizione eterogenea e non sempre riflette una malattia in corso. Alcune persone con obesità presentano effettivamente una condizione di salute alterata a causa dell'eccesso di adiposità, mentre altre no: la definizione di obesità come malattia è legata alla presenza di una chiara condizione clinica alterata causata direttamente dall'eccesso di adiposità.

La fisiopatologia del tessuto adiposo, inclusa l'infiammazione cronica, la lipotossicità, l'attivazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone, l'aumento dell'attività nervosa simpatica e l'accumulo di grasso ectopico, è centrale nella comprensione dello sviluppo di complicanze associate all'obesità. L'accumulo ectopico di lipidi in organi come il fegato, il muscolo scheletrico e il pancreas contribuisce alla resistenza all'insulina e ad altre disfunzioni metaboliche. Questa comprensione sposta l'attenzione dalla mera presenza di eccesso di grasso verso la valutazione dell'impatto funzionale dell'adiposità sull'organismo, influenzando la diagnosi e il trattamento.

Da qui, due le nuove categorie diagnostiche basate sulla presenza o assenza di disfunzione degli organi. L'obesità clinica è definita come una malattia cronica e sistemica caratterizzata da alterazioni nella funzionalità di tessuti e organi, causate dall'eccesso di adiposità. Questa può portare a danni d'organo gravi e complicanze potenzialmente letali, come infarto, ictus e insufficienza renale. L'obesità preclinica è invece uno stato di eccesso di adiposità con conservata funzionalità di altri tessuti e organi, ma con un rischio variabile, e generalmente aumentato, di sviluppare obesità clinica e altre malattie non trasmissibili.

Il Bmi da solo non è sufficiente per diagnosticare l'obesità clinica poiché non riflette la distribuzione del grasso corporeo o la salute metabolica di un individuo e può portare sia a sottodiagnosi che a sovradiagnosi. È necessario integrare il Bmi con altre misure.

Per confermare l'eccesso di adiposità, la commissione raccomanda: (a) la misurazione diretta del grasso corporeo (ad esempio, tramite Dexa o bioimpedenza), oppure (b) almeno un criterio antropometrico (circonferenza vita, rapporto vita-fianchi o rapporto vita-altezza) in aggiunta al Bmi, o (c) almeno due criteri antropometrici indipendentemente dal valore del Bmi. È importante usare metodi validati e cutoff appropriati per età, sesso ed etnia per tutti i criteri antropometrici.

L'obesità clinica va diagnosticata valutando la storia medica, l'esame fisico e test di laboratorio standard. Si cerca la presenza di una serie di manifestazioni cliniche, tra cui: ipertensione arteriosa, iperglicemia con elevati trigliceridi e bassi livelli di colesterolo Hdl, disfunzione epatica, microalbuminuria, incontinenza urinaria, disturbi riproduttivi, dolore articolare cronico, linfedema e limitazioni nelle attività quotidiane. La diagnosi si basa sulla presenza di segni e sintomi di disfunzione d'organo o limitazioni delle attività quotidiane causate dall'eccesso di adiposità.

Per l'obesità preclinica, la commissione afferma che l'attenzione deve essere rivolta alla riduzione del rischio e alla prevenzione della progressione verso l'obesità clinica. Richiede consulenza per la perdita di peso e la prevenzione dell'aumento di peso insieme a un monitoraggio regolare.

Per chi soffre di obesità clinica, la gestione deve essere basata sulle evidenze scientifiche e personalizzata. Il successo dovrebbe essere valutato in base al miglioramento dei segni e dei sintomi piuttosto che soltanto sulla perdita di peso.

Infine, alcune considerazione sullo stigma legato al peso, di cui si riconosce l’impatto negativo sulla salute mentale e fisica, inducendo stress, isolamento sociale, bassa autostima, ansia e depressione. Paradossalmente, lo stigma può anche peggiorare i comportamenti alimentari disfunzionali e incentivare la sedentarietà. La commissione sottolinea l'importanza di un linguaggio appropriato e di un approccio non stigmatizzante nel trattamento dell'obesità, promuovendo una maggiore consapevolezza e comprensione della complessità di questa condizione.

Nicola Miglino

 

 

 

 

 

 

Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…