L'infertilità, definita come l'impossibilità di concepire dopo dodici mesi di rapporti non protetti, rappresenta un pesante onere per la salute pubblica mondiale, con ripercussioni psicologiche, sociali ed economiche. Poiché l'accesso alle tecnologie di riproduzione assistita è spesso limitato dai costi elevati, l'attenzione della ricerca si è spostata verso fattori modificabili, come la dieta.

Una nuova ricerca condotta presso l'Università del Missouri, ha rivelato che la vitamina C potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nella protezione della salute riproduttiva maschile dai danni causati da sostanze chimiche ambientali nocive. Lo studio, suggerisce che questa vitamina possa agire come un potente salvaguardia per gli individui regolarmente esposti a materiali come fuochi d'artificio ed esplosivi.

Il consumo eccessivo di barrette e drink proteici o una dieta troppo ricca di proteine potrebbe danneggiare la fertilità maschile e avere un impatto sul numero e la buona qualità degli spermatozoi. A far emergere questo potenziale nuovo fattore di rischio, sono gli esperti della Società italiana di andrologia (Sia), in occasione del VI Congresso “Natura, Ambiente, Uomo” conclusosi di recente nelle Langhe. Sotto la lente degli specialisti, non soltanto un elevato apporto proteico derivante da fonti alimentari naturali, ma soprattutto i cibi addizionati con proteine che molto spesso si trovano sugli scaffali dei supermercati: dall’acqua arricchita, agli snack e ai dolci “pro”.

Nei terreni alluvionati dell’Emilia Romagna, l’acqua ha lasciato il posto a un pesante strato di limo e sabbia che crea una crosta impermeabile che impedisce gli scambi gassosi e porta a una pericolosissima degradazione del suolo che può innescare processi di desertificazione rendendo il terreno inadatto alla coltivazione.

Pagina 1 di 2
Top
Questo sito utilizza i cookies, che consentono di ottimizzarne le prestazioni e di offrire una migliore esperienza all'utente. More details…