Nella sindrome dell’intestino irritabile (Ibs) l’intervento nutrizionale non può più essere interpretato come un semplice elenco di alimenti da escludere, ma va inquadrato come un trattamento di prima linea, calibrato sul fenotipo del paziente e integrato con strategie che agiscono direttamente sull’ecosistema microbico. Il recente congresso Ibs Days 2026 di Bologna, dedicato alla gestione del disturbo, ha riunito ricercatori e clinici internazionali per fare il punto.

Dolore, diarrea, meteorismo, flatulenza. Sono questi i sintomi più comuni e fastidiosi in caso di intestino irritabile. Per ogni disturbo o patologia ci possono essere regimi alimentari più appropriati o accortezze, da seguire anche per tutta la vita, insieme alle terapie farmacologiche.

Una supplementazione con melatonina può migliorare sintomatologia e qualità di vita dei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile (Ibs). Questi i risultati di una metanalisi da poco pubblicata sul Journal of the formosan medical association che ha selezionato, da diverse banche dati, quattro trial clinici randomizzati (Rct) per un totale di 115 pazienti coinvolti (75,6% donne, età media 39 anni, 62,9% Ibs C, ovvero con costipazione, rispetto al restante con Ibs D, ovvero con diarrea).

Un concentrato di polifenoli ottenuto dalle acque di vegetazione della produzione dell’olio extravergine di oliva (Evo) come integrazione terapeutica nella sindrome dell’intestino irritabile (Ibs). Un’opportunità cui da tempo sta lavorando un gruppo di ricercatori italiani che da poco hanno pubblicato su Nutrients nuovi dati relativi ai loro studi. Ne abbiamo parlato con Roberta Budriesi, docente di Chimica degli alimenti e Nutraceutica all’Università Alma Mater di Bologna.

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