Nell'immaginario clinico comune, la creatina è ancora legata alle performance atletiche e alla crescita della massa muscolare. I recenti studi dedicati alle differenze di genere rivelano, però, un vero e proprio paradosso biologico: la popolazione femminile mostra una suscettibilità unica alla carenza di questo metabolita, rendendosi la candidata ideale per beneficiare della sua supplementazione, ben oltre l'ambito sportivo.
Durante l'esercizio sportivo, il danno meccanico alle fibre muscolari porta alla loro degradazione e al danneggiamento delle linee Z e dei tubuli T, con la conseguenza di compromettere la regolazione dello ione calcio e contribuendo a ulteriori lesioni e all'eventuale apoptosi delle fibre stesse. Di conseguenza, questa morte cellulare innesca una cascata infiammatoria che genera specie reattive dell'ossigeno, che danneggiano le proteine e interferiscono con l'accoppiamento eccitazione-contrazione, portando a: diminuzione della forza muscolare, dolore muscolare pronunciato, livelli elevati di stress ossidativo e infiammazione e marcatori indicativi di danno muscolare.
Un recente studio pubblicato su Performance enhancement & health ha scattato una fotografia del consumo di integratori per rafforzare la massa muscolare tra i giovani canadesi. Un’istantanea indicativa, anche per la nostra realtà, di quanto il fenomeno sa diffuso e di quali siano le caratteristiche rispetto alle fonti di informazione, ai rischi correlati e alla loro consapevolezza da parte dei ragazzi.
Uno studio recente, pubblicato sul Journal of the international society of sports nutrition, ha messo in evidenza il ruolo degli acidi grassi Omega-3 nella crescita nella funzione muscolare.