La fibrillazione atriale è l'aritmia cardiaca più comune e diversi sono i lavori disponibili in letteratura sull'impatto di alimenti e nutrienti sull'incidenza, la progressione e gli esiti di questa condizione. Diverse strategie dietetiche emergono come promettenti nella prevenzione primaria. La dieta mediterranea, caratterizzata da elevato consumo di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci, semi, olio d'oliva e un moderato apporto di pesce e pollame, è stata identificata come una robusta strategia preventiva. I benefici potrebbero derivare dall'alto contenuto di antiossidanti e polifenoli con effetti antinfiammatori e cardioprotettivi.
Aggiungere, tra gli effetti collaterali dei prodotti a base di Omega-3, il rischio di Fibrillazione atriale (Fa). Questo quanto deciso nei giorni scorsi dal Comitato di valutazione dei rischi per la farmacovigilanza (Prac) dell’Ema, sulla base di una procedura di valutazione che ha preso in esame revisioni sistematiche e metanalisi di studi clinici randomizzati e controllati che hanno evidenziato un aumento del rischio dose-dipendente di Fa in pazienti con malattie cardiovascolari accertate o fattori di rischio cardiovascolare trattati con Omega-3 rispetto al placebo.
Un’assunzione regolare ad alte dosi di vitamina D per cinque anni riduce il rischio di fibrillazione atriale (Fa) negli over 60. Questi i risultati dello studio Find (Finnish vitamin D trial), condotto da ricercatori dell'Università della Finlandia orientale e pubblicato di recente sull’American Heart journal.
Il consumo di caffeina non solo non espone al rischio di aritmie ma, al contrario, può anche sorprendentemente, rivelarsi un fattore protettivo. Questo quanto emerge da uno studio prospettico condotto da un gruppo di ricercatori americani e pubblicato di recente su Jama internal medicine.