Nutraceutica e sicurezza: l’IA come scudo contro le interazioni

22 Giugno 2026

Il panorama della medicina moderna si trova ad affrontare una sfida sempre più complessa: la gestione delle interazioni tra farmaci e integratori. Al recente congresso della Società Italiana di Nutraceutica (SINut) tenutosi a Bologna, Sheila Leone, dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, ha illustrato come la Digital Health e l’Intelligenza Artificiale (IA) possano rappresentare una soluzione, pur non essendo prive di rischi.

L'intervento della docente ha preso le mosse da una realtà epidemiologica evidente: “Il problema delle interazioni è sempre più sentito e preoccupante”, sottolinea Leone. “L'aumento esponenziale di nuovi prodotti sul mercato e l'abitudine alla politerapia creano un terreno fertile per eventi avversi”. A complicare il quadro è il comportamento dei pazienti: “Poiché è ormai diffusissima la pratica dell’automedicazione e dell’autosomministrazione, si possono osservare, a insaputa del medico curante, effetti collaterali, riduzione di efficacia o, al contrario, manifestazioni da iperdosaggio con conseguente tossicità”.

Mentre la farmacologia tradizionale può contare su conoscenze consolidate circa gli enzimi e i processi di metabolizzazione, la nutraceutica sfugge spesso a schemi rigidi. Leone ha sottolineato che, sebbene sia possibile prevedere le conseguenze della co-somministrazione di più farmaci, “nel caso di co-somministrazione di nutraceutici questa previsione risulta assai ardua”.

La velocità del settore è tale da rendere quasi impossibile l'aggiornamento manuale costante: “Non è pensabile che si possano conoscere tutte le interazioni, le loro conseguenze, il modo di evitarle o di limitarne gli effetti negativi; soprattutto non è possibile essere costantemente aggiornati in questo campo in continua evoluzione ed espansione”, prosegue l’esperta.

Il ruolo della Digital health

In questo scenario, il digitale emerge come risorsa fondamentale per la gestione delle interazioni. “L'integrazione di strumenti digitali permette di gestire in modo più efficace e personalizzato la complessità di queste interazioni, migliorando così l'efficacia delle terapie e riducendo gli effetti collaterali e l’ospedalizzazione ad essi associati”, ha spiegato la professoressa.

Tuttavia, l'entusiasmo per l'Intelligenza Artificiale deve essere temperato da una rigorosa analisi dei suoi limiti. Leone ha evidenziato come l’IA possa introdurre “criticità non trascurabili, quali bias sistemici e allucinazioni del modello, derivanti spesso da studi clinici limitati o disomogenei”.

La chiave di volta risiede nell'integrazione, non nella sostituzione del professionista. Secondo la docente: “La soluzione non risiede nella sostituzione dell’esperto, ma nella sinergia tra tecnologia avanzata e il discernimento umano, in cui il contributo del professionista sanitario è cruciale. Solo un’attenta analisi clinica del paziente e con l’ausilio degli strumenti digitali, è possibile fornire linee guida terapeutiche sicure e personalizzate. L'IA, per quanto evoluta, deve restare confinata al ruolo di “strumento di supporto decisionale, dove l’interpretazione clinica finale resta prerogativa del professionista sanitario”.

Nicola Miglino

 

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