Nuovo editing genetico delle piante, Efsa: attuali linee guida adatte a valutare il rischio

09 Dicembre 2020

Non c'è bisogno di aggiornare le linee guida Ue per la valutazione del rischio delle nuove tecniche di ingegneria genetica applicate alle piante, perché esse non sono più pericolose della selezione vegetale tradizionale e delle tecniche transgeniche. È la conclusione dell'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa), che ha esaminato l'idoneità dei protocolli Ue di valutazione del rischio rispetto a tre nuove tecniche emergenti. Gli esperti hanno concluso che gli orientamenti esistenti sono applicabili per la valutazione delle tecniche in questione. Visto che queste non implicano l'aggiunta di nuovo Dna nella pianta, potrebbero essere necessari meno dati per l'esame del dossier.

Il parere dell’Efsa verte sulle piante prodotte utilizzando diverse tecniche di editing del genoma: la nucleasi sito-specifica di tipo 1 (Sdn-1), la nucleasi sito-specifica di tipo 2 (Sdn-2) e la mutagenesi diretta da oligonucleotide (Odm). Queste tecniche si differenziano dalla nucleasi di tipo 3 sito-specifica (Sdn-3), valutata dall'Efsa nel 2012, in quanto modificano una sezione specifica del genoma senza introdurvi nuovo Dna. Gli esperti hanno concluso che le linee guida esistenti per la valutazione dei rischi da piante geneticamente modificate sono applicabili anche alla valutazione dei rischi connessi alle tre nuove tecniche che trovano un’ampia gamma di applicazioni, dalle nuove terapie contro il cancro e le malattie ereditarie sino all'aumento della massa muscolare negli animali d’allevamento. Possono anche essere utilizzate per produrre piante resistenti alle malattie, che tollerano meglio condizioni di siccità o con un miglior profilo nutrizionale.

 

 

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