Questa iniziativa giunge in un periodo in cui i produttori di alimenti confezionati sono sottoposti a crescenti pressioni per offrire opzioni più salutari. Tale spinta è alimentata sia dalla diffusione dei farmaci per la perdita di peso Glp-1, sia da una maggiore attenzione dei consumatori verso la composizione dei prodotti. In un'intervista rilasciata presso la sede Nestlé di Vevey, il responsabile tecnologico dell’azienda, Stefan Palzer, ha confermato che l'obiettivo è rendere l'intero portafoglio globale privo di colori artificiali.
Il piano estende a tutto il mondo un percorso intrapreso negli Stati Uniti, dove l'azienda ha già eliminato i coloranti sintetici dalla propria gamma. Palzer ha spiegato che la scelta è dettata dalla preferenza dei consumatori per ricette più semplici e naturali. Tuttavia, il passaggio a soluzioni non artificiali ha richiesto un impegno significativo in termini di tempo e risorse. Palzer ha infatti precisato che non si è trattato di un compito semplice, richiedendo anni di investimenti in ricerca e sviluppo.
L'azienda ha dovuto esaminare numerose alternative naturali, testandone la resistenza durante le fasi di produzione e verificandone la stabilità nel tempo, ovvero la shelf-life, per garantire che il prodotto mantenga le sue caratteristiche visive fino al consumo. Questo sforzo riflette una tendenza più ampia del settore, con produttori e rivenditori che cercano di eliminare ingredienti come i coloranti sintetici FD&C (Food, Drug & Cosmetic) e lo sciroppo di mais.
Il contesto normativo sta seguendo una direzione analoga. Negli Stati Uniti, Fda e autorità sanitarie hanno espresso preoccupazioni sui possibili legami tra i coloranti artificiali e alcune condizioni di salute, tra cui l'Adhd, l'obesità e il diabete. Sebbene parte della comunità scientifica ritenga necessari ulteriori studi per confermare tali correlazioni, la pressione pubblica rimane alta.
Con questa mossa, Nestlé cerca di rispondere anche alle preoccupazioni degli investitori, i quali temono che le aziende di prodotti confezionati possano perdere quote di mercato a favore di regimi alimentari più sani e meno basati su cibi processati. (n.m.)
