Formulazione nutraceutici: strategie “biomimetiche” per effetti più mirati

17 Luglio 2025

Si chiamano “strategie biomimetiche” e stanno guadagnando crescente attenzione tra i ricercatori per la loro capacità di migliorare la somministrazione, la stabilità e la funzionalità dei nutraceutici emulando i sistemi biologici naturali. Come noto, i nutraceutici convenzionali spesso soffrono di limitazioni intrinseche quali l'instabilità nell'ambiente gastrointestinale, la bassa solubilità in acqua e la scarsa biodisponibilità sistemica. L'emulazione di membrane cellulari, percorsi metabolici e meccanismi di trasporto intercellulare permette di superare questi ostacoli, offrendo nuove possibilità per una somministrazione più sicura, efficiente e precisa dei nutrienti. Il tema è stato oggetto di una recente review pubblicata su Biomimetics che ha preso in esame le tecnologie innovative più promettenti su questo fronte.

Una strategia chiave è l'uso di nanovettori a base lipidica, come liposomi, nanoemulsioni e micelle. Questi sistemi imitano la composizione delle membrane biologiche o dei globuli di grasso alimentare, creando un ambiente biocompatibile che solubilizza i nutraceutici idrofobici e li protegge dalle condizioni avverse del tratto gastrointestinale. Per esempio, l'incapsulamento della curcumina in liposomi o micelle polimeriche ha dimostrato un notevole miglioramento della sua biodisponibilità, fino a un aumento di 9 volte nell'assorbimento.

Un'altra innovazione è rappresentata dalle nanoparticelle rivestite di membrane cellulari (CMNPs). Questa piattaforma biomimetica riveste nuclei sintetici con membrane cellulari naturali (es. globuli rossi o leucociti), conferendo alle nanoparticelle una "veste" biologica che le aiuta a eludere la sorveglianza immunitaria e a circolare più a lungo. Le nanoparticelle rivestite di membrana di globuli rossi, per esempio, hanno migliorato significativamente l'efficacia della curcumina in modelli preclinici, indirizzandola ai siti tumorali e riducendo la tossicità sistemica.

Gli esosomi e le vescicole extracellulari (EVs) sono considerati le "nanoparticelle naturali". Vengono naturalmente secreti dalle cellule per la comunicazione intercellulare e possono attraversare barriere biologiche come l'epitelio intestinale e la barriera emato-encefalica. Gli esosomi derivati dal latte, peresempio, hanno dimostrato di proteggere i polifenoli dalla degradazione e di migliorarne drasticamente la biodisponibilità e la bioattività, raggiungendo concentrazioni più elevate nei tessuti rispetto ai composti non incapsulati.

Infine, i nanomateriali ibridi combinano componenti diversi (inorganici, polimerici, lipidici) per ottenere funzionalità sinergiche. I nanovettori a base di biopolimeri, come il chitosano, sono biodegradabili e spesso mucoadesivi, prolungando il tempo di residenza dei nutraceutici nell'intestino e facilitandone l'assorbimento.

Così concludono gli Autori: “I sistemi biomimetici migliorano la stabilità, l'assorbimento e il trasporto sistemico dei nutraceutici, consentendo un rilascio mirato e una maggiore efficacia. Sebbene permangano sfide normative, l'integrazione di queste tecnologie con l'intelligenza artificiale e la stampa 3D promette di accelerare lo sviluppo di terapie nutrizionali personalizzate, massimizzando il potenziale dei composti naturali nella promozione della salute e nella gestione delle malattie croniche”. (n.m.)

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