Il Nutri-Score, un sistema di etichettatura a cinque colori dalla A alla E, basato sul sistema di profilazione nutrizionale della Food standards agency del Regno Unito, è stato adottato da diversi paesi tra cui Francia, Belgio, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svizzera e Portogallo. Tuttavia, fin dalla sua implementazione nel 2017 in Francia, ha incontrato difficoltà. Nel corso degli anni, infatti, si è consolidato un fronte di opposizione al sistema, che oltre all’Italia comprende Cipro, Grecia, Lettonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria, ai quali si sono successivamente aggiunti anche Spagna e Polonia. Questo schieramento supera ampiamente la soglia della minoranza di blocco (4 Stati e il 35% della popolazione Ue), riuscendo così a fermare la proposta.
L'abbandono del Nutri-Score ha suscitato reazioni contrastanti. Da una parte, organizzazioni come Foodwatch hanno espresso preoccupazione per la decisione. L'Unesco stessa, dal canto suo, aveva sollecitato a rendere immediatamente obbligatoria l’applicazione dell’etichetta.
Dall’altra, Katia Merten-Lentz, partner di Food law science & partners ha dichiarato che la decisione sarebbe un "sollievo per la maggior parte delle aziende", poiché non tutte erano soddisfatte del nuovo algoritmo. Il ministro dell'Agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida, ha salutato la notizia come una "vittoria" per il suo governo.
Nonostante l'abbandono a livello europeo, le aziende restano libere di utilizzare il Nutri-Score su base volontaria, anche negli Stati membri che lo hanno già adottato. La Ce ha affermato di essere impegnata a fornire informazioni trasparenti e di rispettare il diritto dei cittadini a fare scelte informate. Tuttavia, “non sono previste iniziative immediate per imporre un sistema di etichettatura uniforme”.
