Il libro analizza il significato profondo di una tavola che diventa "bandita", ovvero proibita e fonte di angoscia. La forza dell'opera risiede nella sua coralità: l'autrice intreccia la prospettiva terapeutica con le voci vive di giovani, genitori, sorelle e fratelli. Attraverso storie autentiche, emerge un approccio in cui non esistono colpevoli, ma persone che si aiutano a vicenda per affrontare la complessità della malattia.
Senza promettere "formule magiche", il testo propone un percorso concreto e consapevole per aiutare e aiutarsi. È un’opera essenziale per comprendere come la condivisione all’interno del percorso terapeutico possa ricucire quei legami familiari incrinati dal disturbo alimentare.
