Quali componenti del pomodoro potrebbero spiegare questo effetto? E quanto sono già trasferibili questi risultati alla pratica nutrizionale? Ne parliamo con Rossella Donghia, Uos Data Science - Irccs "S. de Bellis" di Castellana Grotte (BA), tra gli Autori della ricerca.
D.ssa Donghia, qual era l’obiettivo principale dello studio e perché avete scelto proprio il pomodoro come alimento da studiare nella Masld?
L’obiettivo principale era valutare se il consumo quotidiano di pomodoro crudo e salsa di pomodoro potesse ridurre la steatosi epatica nei soggetti con Masld, misurando il parametro Cap, indice di steatosi epatica. La scelta del pomodoro nasce da un nostro precedente studio, pubblicato proprio su Nutrients, nel quale avevamo evidenziato un possibile ruolo protettivo del licopene nelle malattie epatiche. Il pomodoro, alimento tipico della dieta mediterranea, è infatti ricco di licopene, β-carotene, polifenoli e altri composti antiossidanti e antinfiammatori, potenzialmente in grado di agire su stress ossidativo, infiammazione e metabolismo lipidico epatico. Da queste evidenze è nata quindi l’idea di verificare tale associazione in maniera più rigorosa attraverso un trial clinico randomizzato.
“Protective Role of Lycopene in Subjects with Liver Disease: NUTRIHEP Study” (Nutrients 2024 Feb 18;16(4):562. doi: 10.3390/nu16040562.)
Quali sono stati i principali risultati dello studio? In particolare, quanto si è ridotta la steatosi epatica nei partecipanti che consumavano pomodoro rispetto al gruppo di controllo?
I principali risultati mostrano che la steatosi epatica si è ridotta in entrambi i gruppi, ma in misura maggiore nel gruppo che consumava pomodoro. Nel gruppo di intervento, il valore Cap è passato da 306,50 a 272,50 dB/m, con una riduzione mediana di -35 dB/m; nel gruppo di controllo è passato da 295,00 a 286,00 dB/m, con una riduzione di -18,00 dB/m. La differenza tra i gruppi era statisticamente significativa. Inoltre, il modello statistico aggiustato per età, sesso e Bmi ha confermato un effetto significativamente maggiore del pomodoro: interazione trattamento×tempo: β = −26,63; p = 0,003. Non sono invece emerse differenze significative per rigidità epatica, FIB-4 e principali parametri metabolici.
La riduzione del grasso nel fegato è avvenuta senza significative variazioni di peso, massa grassa o dei principali parametri metabolici. Come interpretate questo risultato?
Questo risultato suggerisce che la riduzione della steatosi epatica non sia stata determinata da perdita di peso o di massa grassa, ma da un possibile effetto specifico dei composti bioattivi del pomodoro sul fegato. Infatti, il Cap si è ridotto nonostante variazioni minime dell’adiposità totale e viscerale. Abbiamo ipotizzato che sostanze come licopene e β-carotene possano agire direttamente sul metabolismo lipidico epatico, riducendo la sintesi e l’accumulo di grassi, aumentando l’ossidazione degli acidi grassi e modulando i processi infiammatori. L’assenza di cambiamenti nei principali marker metabolici potrebbe inoltre indicare che la diminuzione del grasso epatico preceda modificazioni metaboliche sistemiche.
Quali meccanismi potrebbero spiegare l’effetto osservato? E quale ruolo potrebbero avere il licopene e gli altri composti bioattivi del pomodoro?
I meccanismi ipotizzati riguardano soprattutto l’azione dei composti bioattivi del pomodoro, come licopene, β-carotene e polifenoli, capaci di modulare stress ossidativo, infiammazione e metabolismo dei lipidi nel fegato. In particolare, abbiamo ipotizzato una riduzione della sintesi di nuovi acidi grassi, aumento della loro ossidazione, riduzione dell’ingresso di acidi grassi nel fegato e miglioramento dello stato infiammatorio. Il licopene, grazie alle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, potrebbe avere un ruolo centrale; inoltre, la cottura ne aumenta la biodisponibilità. Per questo l’associazione di pomodoro crudo e salsa potrebbe fornire composti con caratteristiche e modalità di assorbimento complementari.
Avete utilizzato sia pomodoro fresco sia salsa di pomodoro. La diversa modalità di preparazione può aver contribuito all’effetto, anche attraverso una diversa biodisponibilità del licopene?
Sì, la diversa modalità di preparazione potrebbe aver contribuito all’effetto osservato. Nel pomodoro fresco il licopene è presente soprattutto nella forma trans, mentre la cottura favorisce la trasformazione nella forma cis, che presenta una maggiore biodisponibilità e quindi può essere assorbita più facilmente dall’organismo. L’utilizzo combinato di pomodoro fresco e salsa è quindi un aspetto importante dello studio: la salsa può fornire licopene più biodisponibile, mentre il pomodoro crudo preserva micronutrienti e composti fitochimici sensibili al calore. In questo modo, le due preparazioni potrebbero aver fornito composti bioattivi complementari, con differenti profili di assorbimento.
Quanto possiamo già trasferire questi risultati alla pratica nutrizionale e quali ulteriori studi servono per capire se il consumo di pomodoro possa avere un ruolo stabile nella gestione della Masld?
I risultati sono promettenti, ma al momento vanno interpretati con cautela e non permettono ancora di considerare il pomodoro come un trattamento specifico della Masld. Lo studio suggerisce che il consumo quotidiano di pomodoro fresco e salsa possa essere inserito in una strategia nutrizionale per contribuire alla riduzione della steatosi epatica. Tuttavia, si tratta di uno studio esplorativo, con un campione relativamente piccolo e una durata di sole sei settimane; inoltre, l’aderenza alla dieta era in parte auto-riferita e non sono stati misurati i livelli circolanti di licopene e carotenoidi.
Servono quindi studi randomizzati più ampi e di maggiore durata, che confermino l’effetto e approfondiscano i meccanismi coinvolti, per stabilire se il consumo di pomodoro possa avere un ruolo stabile nella gestione nutrizionale della Masld.
Nicola Miglino
