Dr. Rosa, in che modo una funzione masticatoria compromessa influisce sulle scelte alimentari e sull’apporto di nutrienti negli anziani?
Una masticazione inefficace porta gli anziani a evitare cibi che richiedono sforzo e tempo per essere triturati, come carne, frutta e verdura crude, cereali integrali o frutta secca. Questo si traduce in un’alimentazione spesso monotona e povera di proteine di alta qualità, fibre e micronutrienti essenziali quali vitamine del gruppo B, vitamina C, calcio, zinco e ferro, con preferenza per alimenti morbidi, raffinati e ad alta densità calorica ma poveri di nutrienti. Tale tendenza può favorire perdita di massa muscolare, peggiorare fragilità e aumentare il rischio di malnutrizione proteico-energetica. Inoltre, la ridotta stimolazione meccanica durante la masticazione influenza la secrezione di saliva e di enzimi digestivi, contribuendo a una digestione meno efficiente e ad alterazioni della percezione gustativa che aggravano la selettività alimentare
Quali sono le principali alterazioni osservate nel microbiota orale degli anziani con difficoltà masticatorie significative?
Negli anziani con funzione masticatoria ridotta il microbiota orale tende a perdere diversità e stabilità, con aumento di batteri fermentativi e potenzialmente pro-infiammatori, come Streptococcus, Lactobacillus e altre specie acidofile. Questo ambiente favorisce condizioni come gengivite, parodontite e un’infiammazione cronica di basso grado del cavo orale. Si osserva anche un calo di batteri commensali benefici, con una ridotta capacità di mantenere il pH e contrastare la colonizzazione di patogeni opportunisti. Tale disbiosi orale sembra associarsi non solo a peggior salute dentale e mucosale, ma anche a conseguenze sistemiche, come l’aumento di marker infiammatori.
In che modo i cambiamenti nel microbiota orale possono influenzare la salute del microbiota intestinale?
Il microbiota orale non è isolato: ogni giorno miliardi di batteri vengono deglutiti insieme alla saliva. Quando la bocca è disbiotica, questi microrganismi possono colonizzare o alterare l’equilibrio intestinale, riducendo la diversità microbica e favorendo uno stato pro-infiammatorio. La perdita di una masticazione efficace peggiora questo fenomeno perché riduce la frammentazione del cibo e la stimolazione di saliva e succhi gastrici, alterando il pH e la digestione. Si creano così condizioni che facilitano la sopravvivenza di batteri orali nell’intestino e che possono contribuire a permeabilità intestinale aumentata, disbiosi e disturbi come stipsi o gonfiore. Questo collegamento fra salute orale e intestinale è sempre più considerato parte integrante dell’asse bocca-intestino.
Quali sono i criteri utilizzati nel vostro studio per definire una buona e una cattiva funzione masticatoria?
Lo studio ha valutato la funzione masticatoria in base a parametri clinici e autoriportati. Una buona funzione è stata definita dalla presenza di almeno 20 denti funzionali, contatti occlusali posteriori efficaci e/o protesi ben adattate e funzionanti, oltre all’assenza di difficoltà nel masticare alimenti di varia consistenza. Una cattiva funzione è stata attribuita a soggetti con perdita dentaria marcata, pochi o nessun contatto occlusale, protesi assenti o non adeguate e difficoltà dichiarate nel masticare cibi consistenti come carne, verdure crude e frutta secca. Alcuni studi inclusi hanno anche utilizzato test oggettivi quali, per esempio, la capacità di triturare compresse colorate o di frantumare alimenti standardizzati.
Qual è l’approccio clinico raccomandato per gestire le problematiche legate alla masticazione e alla nutrizione negli anziani?
L’approccio raccomandato è multidisciplinare e integra odontoiatria, nutrizione e in alcuni casi logopedia e fisioterapia. Sul piano orale, è importante la riabilitazione con protesi ben adattate o impianti, il mantenimento di una buona igiene e la prevenzione di malattie parodontali. Dal punto di vista nutrizionale, occorre personalizzare la consistenza dei cibi mantenendo però un’elevata densità di nutrienti, incoraggiando proteine di qualità, fibre e micronutrienti essenziali anche in forma facilmente masticabile o frullata. Viene suggerito anche l’uso di esercizi per rinforzare i muscoli masticatori, l’educazione alimentare e, in futuro, l’impiego di probiotici o alimenti funzionali per favorire un microbiota orale e intestinale più equilibrato. Questo approccio combinato mira a migliorare sia l’efficienza masticatoria sia lo stato nutrizionale globale.
Quali sono i limiti attuali della ricerca e quali aspetti necessitano di maggiore attenzione nella ricerca futura?
Le evidenze disponibili sono spesso osservazionali, con campioni ridotti e criteri non uniformi per valutare la masticazione, la dieta e i cambiamenti del microbiota. Mancano studi longitudinali e trial controllati che permettano di dimostrare un nesso causale tra riabilitazione orale, modifiche dietetiche e miglioramento del microbiota e della salute sistemica. Inoltre, la definizione di buona e cattiva masticazione non è standardizzata e varia tra gli studi. La ricerca futura dovrebbe includere protocolli condivisi di valutazione masticatoria, analisi multi-omiche per comprendere i meccanismi dell’asse bocca-intestino e interventi integrati che combinino protesi, esercizi masticatori, nutrizione personalizzata e probiotici, valutandone l’effetto su malnutrizione, fragilità e qualità di vita.
Nicola Miglino
