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Dieta e ruolo del microbiota nel trattamento del gonfiore addominale

30 Gennaio 2026

Il gonfiore addominale, definito come una sensazione soggettiva di pienezza e disagio, e la distensione addominale, caratterizzata da un aumento oggettivo e visibile della circonferenza addominale, rappresentano due entità distinte ma frequentemente coesistenti e costituiscono una sfida clinica rilevante.

Per il clinico, la gestione di questi disturbi riveste un’importanza strategica, data la loro elevata prevalenza. Risulta pertanto imprescindibile una comprensione approfondita dei meccanismi fisiopatologici sottostanti, al fine di personalizzare in modo efficace le strategie nutrizionali e integrative.

Il gas presente nel tratto gastrointestinale origina principalmente da tre fonti: la deglutizione di aria (aerofagia), la produzione endogena da parte del microbiota intestinale e la diffusione dal circolo sanguigno. La sua eliminazione avviene tramite eruttazione, assorbimento sistemico, utilizzo da parte di altri microrganismi o evacuazione anale. In condizioni di disbiosi, ovvero di alterazione qualitativa e quantitativa del microbiota intestinale, il metabolismo batterico dei carboidrati non assorbiti può determinare un aumento significativo della produzione di gas, quali anidride carbonica, idrogeno e metano. Questo stretto legame tra dieta, microbiota e produzione di gas fornisce il razionale fisiopatologico a sostegno dell’efficacia di strategie dietetiche mirate.

La dieta a basso contenuto di Fodmap rappresenta una delle strategie nutrizionali più efficaci nella gestione dei sintomi, con una riduzione del gonfiore confermata da una revisione sistematica del 2022. Il meccanismo d’azione si fonda sulla diminuzione del carico osmotico a livello dell’intestino tenue e sulla riduzione del substrato fermentabile disponibile per il microbiota colico, con conseguente attenuazione della produzione di gas. Tuttavia, tale approccio presenta alcune limitazioni: se protratto nel lungo termine, può esercitare un impatto negativo sulla diversità e sulla composizione del microbiota intestinale. Risulta pertanto essenziale che la fase di restrizione sia seguita da una reintroduzione graduale e personalizzata degli alimenti.

L’indicazione a una dieta a ridotto contenuto di lattosio dovrebbe basarsi sulla presenza di sintomi riferiti dal paziente o documentati mediante breath test, piuttosto che sulla sola diagnosi di malassorbimento. Nella popolazione generale affetta da gonfiore funzionale isolato, in assenza di una chiara correlazione sintomatologica, una restrizione generalizzata del lattosio mostra un’efficacia limitata e non è raccomandata come intervento di prima linea. Un analogo approccio prudenziale si applica anche ad altri carboidrati, come il fruttosio.

Sebbene circa il 70% dei pazienti con sensibilità al glutine non celiaca (Ncgs) riporti gonfiore addominale, le evidenze scientifiche indicano che il reale fattore scatenante dei sintomi potrebbe non essere il glutine in sé. Studi in doppio cieco pubblicati nel 2018 hanno dimostrato come i fruttani, appartenenti alla categoria dei Fodmap e presenti nei cereali contenenti glutine, siano più verosimilmente responsabili della sintomatologia in questa popolazione. Di conseguenza, in assenza di una diagnosi di malattia celiaca, non vi sono prove sufficienti per raccomandare una dieta priva di glutine nella gestione del gonfiore funzionale.

Per quanto riguarda i probiotici, le raccomandazioni attuali indicano che solo ceppi selezionati possono determinare un miglioramento dei sintomi. Le metanalisi disponibili riportano risultati eterogenei; tuttavia, alcuni prodotti hanno dimostrato efficacia in studi clinici controllati, tra cui Lactobacillus acidophilus NCFM e Bifidobacterium lactis Bi-07, la miscela VSL#3, Lactobacillus plantarum, Bifidobacterium infantis 35624 e Bifidobacterium animalis DN-173 010.

A oggi, non emergono dati convincenti a supporto dell’utilizzo di prebiotici o simbiotici nel trattamento del gonfiore funzionale. Al contrario, i prebiotici, in quanto carboidrati fermentabili, possono potenzialmente peggiorare i sintomi in soggetti predisposti. Per quanto concerne i fitoterapici, alcuni composti – tra cui l’olio di menta piperita, la curcumina e gli estratti di Boswellia – hanno mostrato risultati preliminari promettenti in pazienti con sindrome dell’intestino irritabile. Tuttavia, le evidenze disponibili sono attualmente insufficienti per formulare una raccomandazione formale specifica nel contesto del gonfiore funzionale isolato.

La gestione del gonfiore e della distensione addominale funzionale si configura, dunque, come un processo complesso, in virtù della natura multifattoriale dei meccanismi coinvolti, che includono dieta, microbiota, motilità intestinale e percezione viscerale. Un trattamento efficace non può basarsi su un singolo intervento, ma richiede un approccio personalizzato e integrato, che combini strategie dietetiche basate sull’evidenza, supplementazione mirata e modifiche dello stile di vita, all’interno di un modello di cura multidisciplinare.

Silvia Ambrogio

Bibliografia

  • European consensus on functional bloating and abdominal distension-an esnm/ueg recommendations for clinical management. United european gastroenterol j. 2025 nov;13(9):1613-1651.
  • Abdominal bloating and distension: common symptoms but limited evidence. United european gastroenterol j. 2025 nov;13(9):1668-1669.

 

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