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Psichiatria nutrizionale: il link tra intestino e cervello

07 Febbraio 2025

È ormai assodato che il microbiota intestinale comunica con il sistema nervoso centrale attraverso il rilascio di metaboliti come acidi grassi a catena corta, citochine e neurotrasmettitori e che questa comunicazione bidirezionale è fondamentale nello sviluppo di disturbi neuropsichiatrici. Gli studi in questo ambito si stanno quindi moltiplicando e, di recente, è nato un nuovo filone di ricerca noto con il nome di “psichiatria nutrizionale” che ha nel proprio obiettivo di ricerca quello di comprendere e sfruttare il collegamento tra dieta, funzione microbica e salute del cervello. 

Lo studio più recente pubblicato in questo ambito ha esplorato il legame tra la composizione e le attività metaboliche del microbiota intestinale, 4 diverse tipologie di diete (occidentale, mediterranea, vegetariana e chetogenica) e i loro effetti sui disturbi neuropsichiatrici e psicologici.

La dieta occidentale (Wd), ricca di zuccheri raffinati, sale, grassi saturi (omega-6) e proteine animali, porta a una diminuzione dei livelli di Bacteroidota e aumento di Pseudomonadota e Bacillota. Con un profilo del microbiota simile a quello di individui obesi, è associata a disturbi come deterioramento cognitivo, demenza e depressione.

La dieta mediterranea (Md), caratterizzata da alta assunzione di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, olio d'oliva, pesce, aumenta la diversità microbica, con una crescita di Clostridiaceae, Lactobacillaceae, e generi come Bacteroides, Bifidobacterium, e Faecalibacterium, e a una riduzione di Pseudomonadota e Bacillota. Questo stile alimentare può ridurre il rischio di depressione, grazie all'acido oleico, ai polifenoli e agli acidi grassi insaturi. La dieta influenza la salute mentale attraverso vie come l'infiammazione, lo stress ossidativo e il metabolismo del triptofano.

Una dieta vegetariana (Vd), che esclude carne animale e si basa su alimenti di origine vegetale, ricca di fibre e povera di grassi, riduce la β-diversità del microbiota (differenziazione tra comunità di specie), ma non necessariamente l’α-diversità (diversità a livello locale). Aumenta generi come Prevotella, Roseburia, Haemophilus. È già associata ad un minor rischio di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, ma ha dato risultati contrastanti riguardo alla depressione: alcuni studi hanno trovato un'associazione positiva, altri no. Le carenze di aminoacidi essenziali potrebbero giocare un ruolo.

La dieta chetogenica (Kd), che indice quindi uno stato di chetosi manipolando la forbice nei nutrienti assunti, provoca un aumento di Bacteroidota e diminuzione di Bacillota. Può portare a una riduzione di Bifidobacterium e Lachnobacterium, con aumento di Akkermansia, Slackia e Christensenellaceae. Può essere utile in casi di autismo, depressione ed epilessia, ma potrebbe alterare il microbiota intestinale (aumento di Bilophila wadsworthia) e avere effetti negativi sulla diversità batterica e aumentare le citochine pro-infiammatorie attraverso la via di segnalazione Tlr4. Dati più recenti da studi clinici aperti hanno indicato una drastica riduzione dei sintomi psicotici, affettivi e metabolici sia nella schizofrenia che nel disturbo bipolare affettivo.

Silvia Ambrogio

Bibliografia

  • Human gut microbiome, diet, and mental disorders. Int Microbiol. 2025 Jan;28(1):1-15.
  • From the gut to the brain: the long journey of phenolic compounds with neurocognitive effects. Nutr Rev. 2025 Feb 1;83(2):e533-e546.
  • The effects of ketogenic metabolic therapy on mental health and metabolic outcomes in schizophrenia and bipolar disorder: a randomized controlled clinical trial protocol. Front Nutr. 2024 Aug 21;11:1444483.
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