Shatavari, nuove evidenze per la salute sessuale femminile

17 Settembre 2026

Continua a crescere l'interesse scientifico per lo shatavari (Asparagus racemosus), botanical tradizionalmente utilizzato nella medicina ayurvedica e oggi sempre più studiato per possibili applicazioni nell'ambito della salute femminile. Un nuovo studio randomizzato e controllato, pubblicato sull'International Journal of Women's Health, ne ha valutato gli effetti sulla funzione sessuale e sul benessere psicologico di 135 donne.

Lo studio, prospettico, randomizzato, in doppio cieco e con placebo, è durato otto settimane. Le partecipanti sono state suddivise in tre gruppi: uno ha ricevuto 300 mg al giorno di estratto di radice di shatavari, uno la combinazione di 300 mg di shatavari e 250 mg di estratto di radice di ashwagandha, mentre il terzo ha ricevuto placebo. L'estratto di shatavari utilizzato era standardizzato a un contenuto di shatavarine superiore al 10%.

L'endpoint principale era il Female sexual function index (Fsfi), che valuta desiderio, eccitazione, lubrificazione, orgasmo, soddisfazione e dolore. Dopo otto settimane, il gruppo shatavari-ashwagandha ha mostrato rispetto al placebo miglioramenti nei punteggi relativi a eccitazione, lubrificazione e orgasmo, oltre che nel punteggio Fsfi complessivo. Anche lo shatavari da solo ha determinato un miglioramento significativo del punteggio totale Fsfi e della soddisfazione.

Un altro dato interessante riguarda il distress sessuale: il punteggio Fsds (Female sexual distress scale) si è ridotto significativamente sia con la combinazione sia con lo shatavari da solo rispetto al placebo. Nel gruppo shatavari-ashwagandha sono inoltre emersi miglioramenti nei punteggi relativi all'umore e alla percezione della felicità.

Più sfumato il quadro sul sonno. A otto settimane è emersa una differenza nella sola efficienza del sonno nel confronto con il placebo, mentre gli altri parametri del Pittsburgh sleep quality index non hanno mostrato differenze statisticamente significative.

Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi segnalati sono stati lievi - tra questi rash cutanei, nausea, capogiri, gonfiore addominale, cefalea e diarrea - e si sono risolti spontaneamente. Non sono stati riportati eventi avversi gravi o correlati al prodotto; anche i parametri epatici, renali e tiroidei non hanno evidenziato segnali di particolare criticità.

Il dato va però interpretato con prudenza. Si tratta, infatti, di uno studio esplorativo, condotto su un numero relativamente limitato di partecipanti e per un periodo di sole otto settimane: non permette quindi di sapere se i benefici osservati si mantengano nel lungo periodo. Inoltre, alcuni fattori che possono influenzare i livelli ormonali, come la fase del ciclo mestruale e il momento del prelievo, non sono stati controllati. Infine, lo studio ha analizzato numerosi parametri, soprattutto tra gli outcome secondari, senza applicare una correzione statistica per i molteplici confronti. I risultati sono quindi interessanti, ma vanno considerati come evidenze preliminari che richiedono conferma in studi più ampi e di maggiore durata.

Il risultato rafforza quindi l'interesse per lo shatavari nell'area della salute sessuale e del benessere femminile, ma non consente ancora di attribuirgli un'efficacia specifica nella menopausa. Per il mercato dei botanicals, tuttavia, rappresenta un ulteriore tassello in una categoria, quella dei prodotti rivolti alla salute femminile, in cui funzione sessuale, stress, umore e transizioni ormonali stanno assumendo un peso crescente. (n.m.)

 

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