Cardiopatia coronarica: l'integrazione di vitamine B protegge i vasi, non il rischio di decesso

20 Settembre 2026

L'integrazione combinata di acido folico, vitamina B6 e vitamina B12 riduce in modo significativo i livelli sierici di omocisteina e abbassa del 35% il rischio di restenosi vascolare nei pazienti con cardiopatia coronarica, senza, però, incidere sulla mortalità cardiovascolare o sugli eventi cardiaci maggiori. È questo il risultato principale emerso da una metanalisi condotta su 13 studi clinici controllati per un totale di 14.539 partecipanti, pubblicata sugli Annals of medicine.

I risultati dello studio

La ricerca ha confrontato 7.338 pazienti trattati con una combinazione di acido folico e vitamine del complesso B con 7.301 controlli. L'analisi ha mostrato che la terapia combinata riduce la concentrazione ematica di omocisteina (differenza media di -2,36 μmol/L) con un'efficacia superiore rispetto ai regimi a singolo nutriente. Sul piano vascolare, il trattamento si è tradotto in una riduzione concreta dell'incidenza di restenosi del lume arterioso (risk ratio: 0,65).

Tuttavia, il beneficio anatomico sui vasi non ha trovato riscontro sugli esiti clinici più severi: non sono state osservate differenze statisticamente significative nell'incidenza di eventi cardiovascolari maggiori (risk ratio: 0,98) né nella mortalità per cause cardiovascolari (risk ratio: 0,96) tra il gruppo di intervento e quello di controllo.

Il meccanismo biologico

L'iperomocisteinemia è un fattore di rischio indipendente riconosciuto per lo sviluppo della cardiopatia coronarica. Livelli elevati di questo amminoacido possono danneggiare l'endotelio vascolare, generare stress ossidativo e stimolare la proliferazione delle cellule muscolari lisce, favorendo la formazione della placca aterosclerotica.

Il metabolismo dell'omocisteina richiede il supporto coordinato di due vie biochimiche: la rimetilazione in metionina (che necessita di acido folico e vitamina B12) e la trans-solforazione in cisteina (guidata dalla vitamina B6). La somministrazione combinata delle tre vitamine sfrutta questa sinergia metabolica, evitando i limiti legati alla somministrazione di un solo elemento.

Implicazioni cliniche

Sebbene la riduzione dell'omocisteina consenta di mitigare il danno endoteliale e rallentare la progressione del restringimento vascolare, l'assenza di effetti sulla mortalità, sottolineano gli Autori, conferma la natura multifattoriale delle malattie cardiovascolari. Fattori come l'uso concomitante di terapie antiaggreganti o lo stadio della malattia possono modificare la risposta clinica complessiva. E concludono: “L'integrazione di vitamine del gruppo B rappresenta un intervento mirato per ridurre la restenosi nei pazienti coronarici, ma non costituisce una strategia sufficiente per ridurre la mortalità cardiovascolare complessiva. Sono necessarie ulteriori ricerche per individuare eventuali sottogruppi, come i pazienti con valori particolarmente elevati di omocisteina, nei quali l'intervento potrebbe risultare più utile”. (n.m.)

 

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