Il reflusso acido è una condizione che colpisce circa un quarto della popolazione americana. Numeri non distanti da quelli italiani. Chi ne soffre conosce bene i sintomi: bruciore di stomaco, eruttazioni, dolore toracico e difficoltà a deglutire. Ma i rischi non si fermano al disagio quotidiano. Nel tempo, l'acido gastrico che risale nell'esofago danneggia il rivestimento interno dell'organo, causando infiammazione e danni al Dna delle cellule circostanti. Questo processo può degenerare in una condizione chiamata esofago di Barrett, considerata un precursore del cancro esofageo, malattia con un tasso di sopravvivenza a cinque anni di circa il 22%, secondo l'American cancer society.
La ricerca della professoressa Andl, finanziata con un grant di oltre 380.000 dollari dal Florida cancer innovation fund, si concentra sul ceppo Lactobacillus spp., lo stesso microorganismo presente in molti alimenti fermentati come lo yogurt. L'obiettivo è verificare se l'introduzione di questo batterio nei modelli di malattia possa ripristinare l'equilibrio microbico dell'esofago e invertire i danni causati dall'acidità.
Il meccanismo studiato è doppio: da un lato, i lattobacilli colonizzano nuovamente l'esofago sottraendo spazio ai batteri nocivi che proliferano in un ambiente dominato dagli acidi gastrici; dall'altro, questi microrganismi benefici sono noti per la loro capacità di sopprimere l'infiammazione e favorire la riparazione del Dna danneggiato.
I risultati preliminari sono incoraggianti: i modelli trattati con il probiotico mostrano una riduzione dell'esofago di Barrett e, nei casi in cui il cancro si sviluppa comunque, la comparsa avviene molto più tardi rispetto ai modelli non trattati.
Un aspetto che rende la ricerca ancora più urgente è la tendenza preoccupante registrata negli ultimi anni: l'esofago di Barrett e il cancro esofageo stanno aumentando anche tra i pazienti sotto i 60-70 anni, fasce d'età storicamente meno colpite da queste patologie.
“Puntiamo a tradurre questi risultati in nuove terapie”, sottolinea Andl. “Il nostro obiettivo è migliorare i risultati per il grande numero di pazienti affetti da reflusso a rischio di cancro”. (n.m.)
