Fragilità e malnutrizione: combinazione nutraceutica riattiva gli ormoni tiroidei

13 Aprile 2026

In un panorama clinico in cui la fragilità, la sarcopenia e la malnutrizione rappresentano sfide crescenti per la salute pubblica, una recente scoperta scientifica italiana accende una nuova luce sulla possibilità di intervenire attraverso la nutrizione mirata. Uno studio d'avanguardia, condotto dalla start-up 3trees Healthcare in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Ecologiche e Biologiche dell'Università della Tuscia (UniTus), ha dimostrato, per il momento in ambito pre-clinico, come una specifica combinazione di nutrienti sia in grado di contrastare gli effetti deleteri dell'infiammazione sul metabolismo ormonale. La ricerca, pubblicata su Frontiers in Nutrition, si focalizza su un meccanismo biologico spesso trascurato ma fondamentale per il benessere metabolico: l'attivazione periferica degli ormoni tiroidei.

Quando l'infiammazione blocca il metabolismo

Il cuore della questione risiede nell'enzima deiodinasi di tipo 1 (DIO1), una selenoproteina espressa principalmente nel fegato e nei reni. Il compito vitale di questo enzima è convertire la tiroxina (T4), la forma pro-ormonale della tiroide, nella sua versione biologicamente attiva, la triiodotironina (T3). Gli ormoni tiroidei sono infatti i principali regolatori del metabolismo energetico, dell'omeostasi redox e del ricambio proteico nei tessuti.

Tuttavia, in condizioni di infiammazione cronica o stress ossidativo, situazioni estremamente comuni in pazienti anziani, malnutriti o oncologici, l'espressione di DIO1 viene drasticamente soppressa. Questo blocco impedisce la corretta produzione di T3, portando a una riduzione del rapporto fT3/fT4, un biomarcatore oggi considerato un indicatore critico di fragilità, perdita di massa muscolare (sarcopenia) e scarsa tolleranza alle terapie mediche. In sintesi, l'organismo entra in uno stato di "risparmio energetico" forzato dall'infiammazione che, se persistente, accelera il declino funzionale e aumenta il rischio di mortalità.

Lo studio

Il team di ricerca ha testato in un modello cellulare in vitro (cellule epatiche HepG2) l'efficacia di cinque composti bioattivi: vitamina A (retinolo), selenio, taurina, acido oleico e resveratrolo. Questi elementi sono stati scelti per le loro note proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e di supporto alla sintesi delle selenoproteine.

Dai risultati si evince che, mentre l'esposizione a uno stimolo infiammatorio (lipopolisaccaride o LPS) ha causato un crollo dell'espressione dell'mRNA di DIO1, l'intervento con i singoli nutrienti ha mostrato solo un parziale recupero. Al contrario, il trattamento combinato con tutti i nutrienti ha non solo prevenuto completamente la soppressione indotta dall'infiammazione, ma ha anche aumentato significativamente i livelli proteici dell'enzima, superando persino i livelli di controllo.

Questo effetto sinergico suggerisce che i nutrienti agiscano su percorsi molecolari complementari (come l'inibizione delle vie NF-κB e MAPK), stabilizzando l'attivazione ormonale anche sotto forte stress biologico.

Fotios Loupakis, oncologo e fondatore di 3trees Healthcare, ha sottolineato l'importanza di questi dati: “Come oncologo, ho visto troppo spesso pazienti in cui il declino del rapporto fT3/fT4 precede la perdita di massa muscolare e il peggioramento della prognosi. Questa ricerca convalida il razionale biologico per intervenire direttamente su questo meccanismo. Sebbene lo studio sia stato condotto in un modello in vitro, la coerenza dei risultati con le osservazioni cliniche apre la strada a ulteriori applicazioni. Alterazioni simili nel metabolismo degli ormoni tiroidei sono state documentate in una vasta gamma di patologie, tra cui la malattia renale cronica, le malattie infiammatorie intestinali, il morbo di Parkinson, l'artrite reumatoide e l'anoressia nervosa”. (n.m.)

 

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