I ricercatori hanno analizzato i dati di 14.979 adulti svedesi, incrociando le prescrizioni farmacologiche degli ultimi otto anni con l'analisi metagenomica dei campioni fecali.
I risultati sono stati sorprendenti: anche una singola dose di determinati tipi di antibiotici è in grado di lasciare tracce durature. L'impatto varia drasticamente a seconda della classe di farmaco utilizzata. Lo studio ha identificato tre "colpevoli" principali responsabili dei cambiamenti più profondi e persistenti: la clindamicina, i fluorochinoloni e la flucloxacillina.
Per fare un esempio concreto, ogni ciclo di clindamicina assunto meno di un anno prima del campionamento è stato associato alla perdita media di 47 specie batteriche diverse. Al contrario, la penicillina V, l'antibiotico più comunemente prescritto in Svezia, ha mostrato solo cambiamenti minimi e di breve durata nella composizione del microbiota.
Perché dovremmo preoccuparci di questi cambiamenti invisibili? Così Tove Fall, coordinatrice dello studio: “Il microbiota intestinale gioca un ruolo cruciale nella regolazione del metabolismo e del sistema immunitario. Una riduzione della diversità batterica è stata associata a un aumento del rischio di diverse patologie croniche, tra cui l'obesità, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. L'uso di antibiotici favorisce l'abbondanza di alcune specie, come Ruminococcus B gnavus e Eggerthella lenta, che sono correlate a un indice di massa corporea più elevato e a livelli superiori di trigliceridi nel sangue. Al contrario, specie benefiche come Alistipes communis, associate a una migliore salute metabolica, tendono a diminuire significativamente dopo il trattamento.
L'analisi ha anche esplorato la resilienza del microbiota, ovvero la sua capacità di tornare allo stato pre-trattamento. I dati indicano che il recupero della diversità batterica è più rapido nei primi due anni dopo l'esposizione, ma subisce un drastico rallentamento negli anni successivi. Questo suggerisce che, dopo un certo punto, le alterazioni possano diventare semi-permanenti se non si interviene. (n.m.)
