L'obiettivo di Fabiano Nery, professore associato presso il College of medicine dell'ateneo, è trovare alternative ai farmaci tradizionali. Sebbene gli antidepressivi classici siano lo standard di cura, in questa fascia d’età possono scatenare effetti collaterali paradossali e pericolosi, come agitazione, peggioramento del tono dell'umore e ideazioni suicidarie. "Abbiamo scelto interventi a basso rischio e potenzialmente molto convenienti", spiega Nery, indicando la Nac come una possibile svolta per una generazione sempre più fragile.
N-acetilcisteina: non solo un integratore
La N-acetilcisteina non è una novità assoluta in medicina; viene utilizzata da oltre trent’anni per diverse condizioni cliniche. Tuttavia, la vera innovazione risiede nel suo impiego psichiatrico sistematico. Recentemente, la Nac è stata studiata per trattare disturbi complessi come il disturbo bipolare, l'autismo e la dipendenza da cannabis, dimostrando un profilo di sicurezza estremamente elevato. La comunità scientifica ipotizza che questo aminoacido possa modulare i livelli di glutammato, un neurotrasmettitore spesso alterato in chi soffre di disturbi psichiatrici. Inoltre, la NAC agirebbe come un potente scudo contro lo stress ossidativo e l'infiammazione cerebrale, due fattori che sembrano alimentare il malessere mentale.
Nello studio di Cincinnati, l'attenzione è rivolta in particolare ai giovani dai 15 ai 24 anni con depressione lieve e a coloro che presentano un "rischio ultra-elevato", come ragazzi con una storia familiare di disturbo bipolare.
Mindfulness, il secondo pilastro della cura
Accanto all'integratore, il trial dell'Università di Cincinnati studierà un approccio psicoterapeutico d'avanguardia: la terapia cognitiva basata sulla mindfulness (Mbct). Questo metodo non si limita a indurre rilassamento, ma insegna ai giovani pazienti a monitorare attivamente i propri pensieri, sfidando gli schemi mentali negativi che portano alla depressione.
"La Mbct si è dimostrata molto efficace nel prevenire le ricadute e nel ridurre sintomi come l'ansia e l'irritabilità", sottolinea Nery. “L’idea della ricerca è che la combinazione tra la stabilità biochimica offerta dalla Nac e la forza mentale derivante dalla mindfulness possa creare una sinergia capace di stabilizzare l'umore senza ricorrere ai farmaci convenzionali”.
Una ricerca supportata dalla tecnologia
Lo studio coinvolgerà 160 partecipanti che saranno monitorati per otto settimane. Non si tratterà solo di valutazioni psicologiche. Attraverso risonanze magnetiche cerebrali e analisi del sangue, il team di Nery mapperà l'evoluzione dei metaboliti cerebrali e dei marcatori di infiammazione.
"Vogliamo capire cosa succede nel cervello di una persona depressa quando risponde positivamente a un trattamento", conclude Nery. “Se i risultati confermeranno le premesse, potremmo trovarci di fronte a un nuovo paradigma terapeutico: un futuro in cui la salute mentale dei giovani non si protegge solo con molecole sintetiche pesanti, ma con un approccio integrato, innovativo e, soprattutto, a misura d'uomo”.
Nicola Miglino
