Gli Stati Uniti si trovano oggi in una vera emergenza sanitaria: quasi il 90% della spesa sanitaria è generata da malattie croniche legate a stili di vita errati, con oltre il 70% degli adulti in sovrappeso e un adolescente su tre in condizione di prediabete. In questo contesto, il richiamo americano a una dieta meno industriale è cruciale, ma la cosiddetta "piramide rovesciata" proposta nelle linee guida preoccupa gli esperti italiani per il possibile spazio eccessivo concesso a burro, formaggi grassi e carni rosse.
Sulla questione è intervenuta Raffaella Buzzetti, Presidente della Sid, precisando che non basta parlare genericamente di prodotti non industriali. “Parlare di cibo vero è molto importante ma non tutto il cibo vero ha lo stesso impatto sulla salute”, sottolinea. “Il ritorno al cibo non industriale è un passo avanti, ma senza sostituire il cibo ultra-processato con grandi quantità di carne e formaggi grassi”.
Le evidenze scientifiche, infatti, confermano che un eccesso di grassi saturi peggiora il controllo metabolico, un rischio ancora più elevato per chi convive con il diabete. Le linee guida Usa indicano che i grassi saturi non dovrebbero superare il 10% dell’apporto calorico totale, un limite che la Sid considera coerente con gli standard internazionali. “Questo limite va tradotto in scelte concrete – prosegue Buzzetti – meno carni rosse e lavorate, meno grassi animali, più fonti di grassi ‘buoni’, quelli polinsaturi di origine vegetale e marina”.
La Sid invita a non perdere di vista l’equilibrio complessivo, suggerendo di puntare su una varietà di fonti proteiche, inclusi legumi, pesce e carni bianche, insieme a cereali integrali e cibi fermentati per il benessere del microbiota. “Proteine sì, ma con varietà e di qualità – conclude Buzzetti –. Pesce, legumi, uova, carni bianche e oli vegetali come l’olio extravergine di oliva restano scelte di riferimento. La dieta mediterranea rimane il modello di "cibo vero" più efficace per ridurre la mortalità e il rischio di malattie cardiovascolari”.
