La ricerca, nota come trial Target-D, è stata progettata per verificare se il raggiungimento di livelli ematici ottimali di vitamina D potesse prevenire futuri eventi cardiovascolari gravi. A differenza dei precedenti studi randomizzati che utilizzavano dosi standard per tutti i partecipanti, il trial Target-D ha personalizzato il dosaggio in base ai risultati degli esami del sangue di ciascun paziente. L'obiettivo era portare e mantenere i livelli di Vitamina D in un intervallo considerato ottimale per la salute cardiaca, ovvero tra 40 e 80 ng/mL.
I partecipanti sono stati suddivisi in due gruppi: un gruppo di "cura standard" senza gestione dei livelli di Vitamina D e un "gruppo di trattamento" in cui l'integrazione veniva aggiustata ogni tre mesi fino al raggiungimento del livello target superiore a 40 ng/mL.
I dati hanno rivelato che oltre l'85% dei partecipanti al momento dell'arruolamento presentava livelli di Vitamina D inferiori a 40 ng/mL, un valore ritenuto insufficiente da molti esperti. Per raggiungere i livelli target, quasi il 52% delle persone nel gruppo di trattamento ha dovuto assumere più di 5.000 UI di Vitamina D al giorno. Questa dose è più di sei volte superiore al valore giornaliero raccomandato dalla Fda, che è di 800 UI.
I ricercatori hanno monitorato attentamente sia i livelli di Vitamina D che quelli di calcio nel gruppo di trattamento per prevenire la tossicità, come l'ipercalcemia, riducendo o interrompendo le dosi se i livelli superavano gli 80 ng/mL.
Beneficio mirato, cautela necessaria
Sebbene il dosaggio personalizzato non abbia ridotto significativamente l'esito primario composito (morte, ospedalizzazione per insufficienza cardiaca o ictus), i risultati suggeriscono che l'integrazione personalizzata è stata particolarmente efficace nella prevenzione dell'infarto.
Gli autori sottolineano l'importanza di discutere il test della Vitamina D e il dosaggio mirato con i professionisti sanitari. “È cruciale ricordare - sottolineano - che lo studio è preliminare e i risultati sono considerati tali fino alla pubblicazione come manoscritto completo in una rivista scientifica peer-reviewed. Inoltre, lo studio ha coinvolto solo adulti con una diagnosi di malattia cardiaca, principalmente identificatisi come bianchi, limitando l'applicabilità diretta a popolazioni diverse o a coloro che non hanno ancora avuto un evento cardiaco”. (n.m.)
