Da anni, l'integrazione di calcio è ampiamente raccomandata come strategia fondamentale per la prevenzione dell'osteoporosi e la riduzione del rischio di fratture, soprattutto nelle donne anziane, una popolazione particolarmente a rischio. Tuttavia, preoccupazioni sono emerse riguardo al fatto che gli integratori di calcio potessero potenzialmente aumentare il rischio di demenza. Alcune ipotesi suggerivano che l'integrazione potesse causare un rapido e transitorio aumento dei livelli di calcio nel siero, portando a sovraccarico di calcio intracellulare o alla promozione di depositi di calcio nel sistema vascolare, contribuendo così allo sviluppo della demenza.
Per fare chiarezza su questi timori, un team di ricercatori della Edith Cowan University, della Curtin University e dell'Università dell'Australia Occidentale ha condotto un'approfondita analisi post-hoc del Perth Longitudinal study of aging women, un trial randomizzato controllato in doppio cieco della durata di cinque anni, progettato per la prevenzione delle fratture.
Sono state arruolate 1.460 donne australiane over 70, che vivevano in comunità e non presentavano demenza al basale. Queste donne sono state assegnate in modo casuale a ricevere 1.200 mg/giorno di carbonato di calcio (n = 730) o un placebo (n = 730) per cinque anni.
Dopo la fase di intervento di cinque anni (1998–2003), le partecipanti sono state seguite per ulteriori 9,5 anni, portando la durata totale di osservazione a ben 14,5 anni. Gli eventi di demenza (comprendenti ospedalizzazioni e/o decessi correlati alla demenza) sono stati identificati tramite registri sanitari collegati.
Durante i 14,5 anni di follow-up, 269 donne (il 18,4% del totale) hanno registrato un evento di demenza. Rispetto al placebo, gli integratori di calcio non hanno aumentato il rischio di demenza, piuttosto che di ospedalizzazioni o di decessi correlati. I risultati sono rimasti invariati anche quando l'analisi è stata aggiustata per un'ampia gamma di fattori di rischio, quali alcol, fumo, assunzione di calcio alimentare, malattie cardiometaboliche prevalenti e fattori di rischio genetici. Inoltre, il calcio non ha mostrato alcuna associazione con eventi di demenza nelle donne che avevano già una storia di malattia vascolare aterosclerotica.
Così concludono gli Autori: “I risultati di questa analisi post-hoc offrono una prova solida, contrastando le preoccupazioni sollevate da studi precedenti, di natura puramente osservazionale. L'uso del calcio, pertanto, non dovrebbe essere scoraggiato per timore di effetti negativi sulla funzione cognitiva. Annotiamo i limiti della nostra ricerca, segnalando che i risultati riguardano specificamente donne anziane bianche e non è ancora noto se essi possano essere trasferiti ad altre popolazioni, come gli uomini o le donne che iniziano l'integrazione in età più giovane”. (n.m.)
