I risultati hanno mostrato che l'etnia ha avuto un impatto significativo sui livelli sierici medi di 25(OH)D3 aggiustati per dose e Bmi rispetto al basale. In particolare, i partecipanti allo studio di etnia asiatica e bianca hanno dimostrato un aumento statisticamente più elevato dei livelli ematici di 25(OH)D3 (183 nmol/L e 173 nmol/L rispettivamente) rispetto ai partecipanti arabi e neri (37 nmol/L e 99 nmol/L).
Questi risultati sono stati ulteriormente supportati da un'analisi completa di 48 studi sulla supplementazione di vitamina D, che ha rivelato come il colore della pelle influenzi la quantità di vitamina D necessaria. La ricerca ha dimostrato che gli individui con tonalità di pelle più scure richiedono in genere circa il 30% in più di dosi di vitamina D₃ per raggiungere gli stessi aumenti nei livelli ematici di vitamina D rispetto a quelli con tonalità di pelle più chiare. Ciò implica che una dose standard potrebbe non essere sufficiente per tutti, in particolare per coloro che hanno più melanina nella pelle, lasciando potenzialmente molte persone con una carenza di vitamina D.
“L'impatto clinico di queste scoperte è considerevole, poiché sottolinea la necessità di adattare le raccomandazioni sulla vitamina D ai singoli pazienti, tenendo conto del loro background etnico e del colore della pelle”, sottolineano gli Autori. “Per i clinici, è fondamentale personalizzare i piani di supplementazione di vitamina D piuttosto che utilizzare un dosaggio uniforme. Si raccomanda di testare i livelli di vitamina D dei pazienti e di aggiustare la dose di conseguenza, prestando particolare attenzione agli individui con un contenuto più elevato di melanina nella pelle o a coloro che, per pratiche culturali, limitano l'esposizione al sole”. (n.m.)
