Zinco e immunità: studio sui tumori ematici svela benefici per timo e linfociti T

06 Aprile 2022

Uno studio sui tumori ematici, pubblicato su Blood, svela per la prima volta alcuni meccanismi chiave attraverso i quali lo zinco esercita una preziosa funzione sul sistema immunitario. Un gruppo di ricerca del Fred Hutchinson cancer research center di Seattle, da tempo sta cercando di comprendere cosa accade al sistema immunitario dopo chemioterapia o in seguito ai cosiddetti regimi di condizionamento utilizzati prima di un trapianto di cellule staminali. In particolare, l’attenzione va focalizzandosi sui linfociti T e il timo, loro organo di produzione e sviluppo.

Gli scienziati già si erano accorti come bassi livelli di zinco si correlassero a deficit di cellule T e a riduzione del volume del timo, dimostrando come il minerale fosse in grado di facilitare il recupero della funzione immunitaria nei pazienti con mieloma multiplo sottoposti a trapianti di cellule staminali. Non era chiaro, però, perché.

La scoperta giunge da una ricerca su un modello sperimentale in cui si è potuto verificare come anche timi di topo sottoposti a dieta senza zinco si rimpiccioliscono, producendo un numero significativamente inferiore di cellule T mature. In brevissimo tempo, peraltro, ovvero dopo appena tre settimane: senza zinco i linfociti T non possono maturare completamente. Allo stesso modo, trattamenti sui topi simili a quelli sull’uomo prima di un trapianto di staminali, determinano carenza di zinco con deplezione di linfociti T e rallentamento dei tempi di rispristino delle scorte. Al contrario, zinco abbondante consente alle cellule di riprendersi più velocemente: "Con un’integrazione abbiamo ottenuto una più rapida riparazione dei danni causati al timo dalle terapie e una rigenerazione più rapida di linfociti T nel sangue periferico. Ci era, però, ancora poco chiaro il meccanismo”.

L’aspetto sorprendente è stato verificare che lo zinco accumulato nei linfociti T viene liberato nella matrice extracellulare quando questi vengono, per esempio, distrutti dalle terapie, avviando un processo biochimico che attiva il recettore Gpr39 sulle cellule endoteliali inducendole a produrre Bmp4, fattore cruciale per la rigenerazione timica.

Così concludono: “C'è ancora molto da apprendere, prima di poter individuare protocolli da applicare in clinica. I pazienti trapiantati ricevono già diversi integratori minerali e sarebbe importante assicurarsi un adeguato rifornimento di zinco in caso di carenza, benché oggi non si disponga di test soddisfacenti per l’analisi e per la cui messa a punto, però, stiamo lavorando alacremente. L’area di ricerca è di estremo interesse al di là, ovviamente, del campo oncologico, in quanto, per esempio, potrebbe portarci a studiare le ricadute sui processi degenerativi fisiologici del timo legati all’invecchiamento, laddove sappiamo che la funzionalità dell’organo tende a diminuire con l’età esponendoci a maggiori rischi di infezioni”.

Nicola Miglino

 

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