Negli ultimi cento anni, i progressi nella cura medica, nell'igiene e nell'alimentazione hanno significativamente esteso la durata della vita umana. Tuttavia, questo risultato demografico non è stato accompagnato da un corrispondente prolungamento dell'"healthspan", ovvero il periodo in cui gli individui rimangono funzionalmente indipendenti e sostanzialmente liberi da malattie croniche. L'obiettivo primario della biologia dell'invecchiamento è ora preservare la salute per tutta la vita, contrastando i processi molecolari che compromettono l'integrità cellulare e migliorando la cosiddetta resilienza adattativa. In questo contesto, l'interesse va concentrandosi sulle diete a base vegetale ricche sostanze fitochimiche, che possono influenzare la longevità e mantenere la salute durante l'invecchiamento.
La ricerca scientifica internazionale sta intensificando gli sforzi per comprendere come una piccola molecola, il nicotinamide adenina dinucleotide (Nad⁺), possa rappresentare la chiave per un invecchiamento più sano e per una maggiore protezione nei confronti di patologie come l'Alzheimer e il Parkinson. Questa sostanza vitale, spesso definita la "molecola della gioventù", è, infatti, oggetto di numerosi studi clinici volti a promuovere una migliore qualità della vita nella popolazione anziana.
In collaborazione con Named Group
Gli studi dimostrano che le donne vivono più a lungo, ma con maggiori disabilità. Le differenze di genere, derivanti da elementi non solo genetici e ormonali, ma anche psico-sociali, sono determinanti nel mantenimento della salute femminile. Le fasi della vita riproduttiva femminile (tra menarca e menopausa) e il periodo dopo la menopausa devono essere prese in considerazione per analizzare i fattori di rischio di malattie che impattano sulla qualità di vita e di invecchiamento della donna.