In collaborazione con Yakult Italia

Invecchiare bene non significa conservare un microbiota intestinale simile a quello della giovinezza. Significa piuttosto favorire un ecosistema capace di evolvere insieme all’organismo, adattandosi alle diverse fasi della vita. È uno dei messaggi più interessanti emersi dall’incontro internazionale Gut Diversity, Healthy Ageing and Future Perspectives of Microbiome Research, promosso nei Paesi Bassi da Yakult Europe in occasione del World Microbiome Day.

A sottolinearlo è Silvia Turroni, professore associato presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna, che ha dedicato il suo intervento al rapporto tra microbiota intestinale, invecchiamento e longevità. “In molti soggetti anziani in buona salute e in popolazioni particolarmente longeve, sono state osservate configurazioni microbiche peculiari che sembrano favorire resilienza biologica e adattamento all’età avanzata; tra queste, l’arricchimento di gruppi microbici associati alla salute, come Akkermansia, Bifidobacterium e Christensenellaceae”, spiega Turroni.

La ricerca suggerisce, quindi, di abbandonare l'idea di un microbiota “ideale” valido per tutti e, soprattutto, di non considerare necessariamente desiderabile il ritorno dell’ecosistema intestinale dell’anziano a una condizione più simile a quella della giovinezza. Gli studi presentati da Turroni mostrano infatti come il microbiota cambi lungo l’intero arco della vita e come, nell’età avanzata, la capacità di adattamento possa essere associata alla salute e alla resilienza.

La dieta rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui questo ecosistema può essere modulato. In particolare, gli studi sulla dieta mediterranea indicano la possibilità di modificare il microbiota degli anziani, con cambiamenti associati a una minore fragilità e a un miglioramento dello stato di salute. Anche la personalizzazione dell’intervento nutrizionale appare una prospettiva interessante, considerando che la risposta può variare in funzione delle caratteristiche individuali dell’ecosistema intestinale.

Il tema dell’adattabilità è stato centrale anche nella riflessione sul ruolo di probiotici e alimenti fermentati. Bruno Pot, microbiologo e Science Director di Yakult Europe, ha evidenziato come la diversità microbica non possa essere considerata, da sola, un indicatore universale di salute: ciò che conta è anche la capacità del microbiota di mantenere stabilità e resilienza e di adattarsi ai cambiamenti di dieta, stile di vita e ambiente.

Una prospettiva sintetizzata efficacemente da Jens Walter, docente di Ecologia, Nutrizione e Microbioma presso la University College Cork , in Irlanda, e tra i massimi esperti mondiali di ecologia evolutiva del microbiota intestinale e nutrizione umana: “Forse non è tanto importante chi c’è nel microbioma, quanto ciò che il microbiota sta facendo e, soprattutto, ciò che noi facciamo al nostro microbiota”.

È in questo quadro che si inserisce anche l’interesse per probiotici e alimenti fermentati, da considerare però all’interno di un approccio complessivo alla salute intestinale e allo stile di vita.

A chiudere il cerchio è Paola Rocca, Science and Corporate Communication Senior Specialist di Yakult Italia, che richiama la storia della ricerca sul ceppo Lacticaseibacillus paracasei Shirota (LcS): “Yakult nasce da una lunga storia di ricerca sui probiotici, iniziata con il Dr. Minoru Shirota e con l’identificazione del ceppo Lacticaseibacillus paracasei Shirota, selezionato per la sua capacità di raggiungere vivo l’intestino. Oggi, a oltre 90 anni da quelle prime ricerche, il messaggio che arriva dalla scienza è sempre più chiaro: il microbiota non è un modello fisso da preservare uguale nel tempo, ma un ecosistema che evolve con noi e che possiamo sostenere attraverso scelte alimentari e stili di vita equilibrati”.

 

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