La Garcinia cambogia, una pianta di origine indonesiana, è da tempo commercializzata come integratore alimentare, spesso promossa per le sue presunte proprietà dimagranti grazie al suo principio attivo, l'acido idrossicitrico (Hca). Tuttavia, recenti sviluppi hanno acceso un faro sui potenziali rischi per la salute associati al suo consumo, portando, in Francia, l'Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail (Anses) a sconsigliarne l'uso.

Un recente studio condotto dai ricercatori dell'Università del Michigan e pubblicato su Jama, ha messo sotto la lente d’ingrandimento l’esposizione ai potenziali rischi di epatotossicità di alcuni botanicals tra i milioni di consumatori di integratori negli Stati Uniti. Nello specifico, l’attenzione si è concentrata su curcuma, tè verde, ashwagandha, cimicifuga, Garcinia cambogia e prodotti contenenti riso rosso fermentato.

A fine giugno scorso aveva emanato una informativa che annunciava la richiesta di sospensione della commercializzazione di integratori contenenti Garcinia Cambogia (GC). Ora il ministero della Salute ritorna sulla propria decisione dopo la valutazione di un panel di esperti, chiedendo però una modifica nell’etichettatura dei prodotti.

Il ministero della Salute ha inviato nei giorni scorsi a tutta la filiera del settore integratori un’informativa con la richiesta “di valutare la sospensione in via cautelativa della commercializzazione, inclusa l’eventuale vendita online, degli integratori contenenti Garcinia Cambogia e/o di adottare le opportune misure per affrontare gli eventuali problemi di sicurezza correlati al prodotto”.

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