Tutti i pazienti con sindrome dell’intestino irritabile dovrebbero ricevere, in prima battuta, raccomandazioni dietetiche in grado di controllare la sintomatologia spesso invalidante. Questo l’imperativo categorico che emerge dalle nuove linee guida della British society of gastroenterology, da poco pubblicate su Gut.

Assumere complessi multivitaminici, omega-3, probiotici o supplementi di vitamina D potrebbe ridurre il rischio di positività al test per Sars-Cov-2, almeno nelle donne. A dirlo un ampio studio di popolazione pubblicato online su Bmj nutritionand prevention and health.

Le opzioni di trattamento convenzionali della rinite allergica includono antistaminici, corticosteroidi e decongestionanti, ma molti sono gli integratori alimentari, di facile accesso e dai costi relativamente bassi, utilizzati per contrastare starnuti, rinorrea, congestione e prurito nasale.

Cresce l’interesse ella ricerca verso nuove fonti alimentari che combinino l’alto contenuto in ferro e proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. L’obiettivo è ovviare, soprattutto nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali (Ibd), agli effetti collaterali di quanto oggi presente sul mercato, in particolare proprio il riacutizzarsi dello stato di flogosi. Alghe, funghi e probiotici sono gli scenari più promettenti, come descritto in una recente review pubblicata su Nutrients. Ne abbiamo parlato con uno degli Autori, Marcello Chieppa, ricercatore presso l’Istituto nazionale di Gastroenterologia “S. de Bellis”, di Castellana Grotte (Ba).

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