La supplementazione con vitamina D non aiuta ad alleviare sintomi e a migliorare la qualità di vita nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile (Ibs). Ciononostante, si tratta di pazienti molto spesso in condizione di ipovitaminosi D e a rischio di caduta e frattura ed è pertanto raccomandabile integrare quando necessario a favore di una migliore condizione generale di salute. Questi i risultati di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sheffield e pubblicato sull’European journal of nutrition.

Tutti i pazienti con sindrome dell’intestino irritabile dovrebbero ricevere, in prima battuta, raccomandazioni dietetiche in grado di controllare la sintomatologia spesso invalidante. Questo l’imperativo categorico che emerge dalle nuove linee guida della British society of gastroenterology, da poco pubblicate su Gut.

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