Probiotici come strategia per ridurre il rischio di declino cognitivo. Un tema che sta riscontrando un interesse crescente nella comunità scientifica, al punto che un gruppo di scienziati dell’Università di Reading, in Inghilterra, ha deciso di effettuare una revisione sistematica della letteratura sull’argomento per dare contezza di quanto oggi noto sugli effetti neurocognitivi di un intervento sul microbiota intestinale. I risultati della loro analisi sono stati pubblicati di recente su Neuroscience & Biobehavioral Reviews.

Le informazioni riguardanti il forte legame tra nutrizione e salute mentale invadono sempre più la nostra vita quotidiana sia con l’obiettivo di migliorare l’umore e le funzioni cognitive, sia di prevenire il declino se non addirittura fornire effetti benefici in alcune malattie neuropsichiatriche come epilessia, disturbo da deficit di attenzione e iperattività e autismo.

La dieta mediterranea si conferma un prezioso alleato per il cervello, preservandone le funzioni dal decadimento cognitivo. L’ulteriore evidenza giunge da una recente analisi effettuata da un gruppo di ricercatori americani su un campione di circa 8 mila partecipanti a due studi, Areds e Areds2, condotti per valutare l’impatto di diversi supplementi nutrizionali su comparsa ed evoluzione di cataratta e degenerazione maculare senile.

Un concentrato di polifenoli di uva e mirtilli può migliorare le performance cognitive sotto stress. È quanto sostiene uno studio da poco pubblicato su Antioxidant che ha preso in esame l’effetto di un estratto di uva e mirtilli ricco in polifenoli su parametri quali memoria e livello di attenzione in studenti sani sottoposti a sforzo cognitivo intenso e prolungato.

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