Risale al 2010 la data in cui la Commissione europea ha bloccato l’iter di valutazione da parte di Efsa (European food safety authority) dei claims degli integratori a base vegetale (botanicals). Le proteste arrivarono dalle associazioni dei produttori, tra cui Federsalus ed Ehpm (European federation of associations of health products manufacturers), che segnalavano criteri non appropriati nella presa in esame delle sostanze. Il risultato, però, è che, a distanza di 11 anni, la situazione regolatoria è ancora sospesa, creando incertezze al mondo produttivo, normative difformi nei diversi Paesi Ue e, di conseguenza, mercati eterogenei per i consumatori europei.

Abbiamo chiesto un commento al lavoro di Fabiana Quaglia sul possibile rischio di indissolubilità degli integratori ad Andrea Fratter (Foto), presidente della Società italiana formulatori in nutraceutica (Sifnut).

Non neghiamo che il problema esista, ma, visti i numeri in gioco, l’allarme mediatico che è stato lanciato è fuorviante e non corretto nei confronti dei consumatori e delle aziende. Così Alessandro Colombo, vicepresidente di Integratori Italia, parte di Unione italiana food, aderente a Confindustria e che rappresenta gli interessi del settore degli integratori in Italia, a commento del clamore suscitato dai risultati delle analisi della P.ssa Fabiana Quaglia dell’Università Federico II di Napoli.

Un protocollo per gli associati che ricordi loro le modalità di effettuazione di un dissolution test. L’impegno che Federsalus, per voce del suo presidente Germano Scarpa (Foto), si era presa lo scorso agosto, ovvero discutere con gli associati dei risultati ottenuti dalla P.ssa Fabiana Quaglia alla Federico II di Napoli, trova ora concretezza in una proposta avanzata in questa settimana ai gruppi di studio dell’Associazione.

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