La supplementazione con vitamina D non aiuta ad alleviare sintomi e a migliorare la qualità di vita nei pazienti con sindrome dell’intestino irritabile (Ibs). Ciononostante, si tratta di pazienti molto spesso in condizione di ipovitaminosi D e a rischio di caduta e frattura ed è pertanto raccomandabile integrare quando necessario a favore di una migliore condizione generale di salute. Questi i risultati di uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Sheffield e pubblicato sull’European journal of nutrition.

Il Gioseg (Glucocorticoid induced osteoporosis skeletal endocrinology group) ha da poco pubblicato un documento su Covid-19 e vitamina D curato da alcuni dei più autorevoli esperti italiani in materia. La necessità nasce dal dibattito in corso sul potenziale impatto negativo dell’ipovitaminosi D sull’incidenza dell’infezione da Sars-CoV-2 e sulla prognosi del Covid-19.

Un metabolita del colecalciferolo (vitamina D3), il 25-OH-D3 potrebbe rivelarsi un’ottima soluzione per ovviare alla carenza di vitamina D in pazienti obesi o sottoposti a by-pass gastrico. L’indicazione giunge da uno studio pilota americano di farmacocinetica pubblicato sull’American journal of clinical nutrition.

Parmalat rinnova la gamma del latte tradizionale Uht inserendo una formula con vitamina D. “Da oggi tutto il latte tradizionale Uht e microfiltrato Parmalat conterrà vitamina D, una scelta importante con cui vogliamo contribuire al benessere di tutti i nostri consumatori con un gesto semplice come bere il latte ogni mattina” afferma nel corso di un appuntamento stampa Giuliano Gherri, direttore marketing di Parmalat.

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