Il rischio di sviluppare ipertensione potrebbe essere collegato all’esposizione del feto in gravidanza a metalli pesanti, a sua volta mitigato dalla presenza di adeguati livelli di oligoelementi quali manganese e selenio. La scoperta è di un gruppo di ricercatori americani che hanno condotto uno studio con l’idea di verificare la correlazione tra livelli ematici nelle madri in gravidanza di cadmio, piombo, mercurio selenio e manganese, e valori pressori dei figli valutati sino all’età adolescenziale.

Da tempo i ricercatori si interrogano sui rischi di sovradosaggio del selenio, correlati in particolare alla comparsa di diabete di tipo 2. Un contributo importante giunge da un’analisi dello studio Molisani che da tempo tiene monitorata un’ampia coorte di popolazione nella regione Molise. Una ricerca che contribuisce ad ampliare le evidenze scientifiche per una definizione sempre più adeguata e aggiornata delle dosi sicure di assunzione di selenio.

Ne abbiamo parlato con Marco Vinceti, docente di Igiene, Sanità pubblica ed Epidemiologia all’Università di Modena e Reggio Emilia e professore aggiunto presso il dipartimento di Epidemiologia alla scuola di Sanità pubblica dell’Università di Boston, nonché prima firma dello studio pubblicato su Nutrition, metabolism & cardiovascular diseases.

Leggendo i dati disponibili in letteratura si deduce che il selenio, un micronutriente essenziale, ha un effetto protettivo su sistema cardiovascolare, diabete e alcuni tipi di cancro, oltre a esercitare un ruolo importante nelle malattie infiammatorie, nelle infezioni virali e nell’infertilità.

Il selenio esercita i suoi effetti antiossidanti, antinfiammatori e antivirali agendo sulla struttura di almeno 25 selenoproteine ​​umane ed è uno dei componenti essenziali dell'enzima glutatione perossidasi che protegge gli acidi grassi insaturi e le proteine ​​contro i radicali liberi, i perossidi e gli idroperossidi lipidici.

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