Negli ultimi anni, gli studi sull'uomo, insieme a studi in vitro e in vivo sugli animali, hanno dimostrato che le comunità microbiche intestinali svolgono un ruolo chiave nella patogenesi di diverse malattie gastrointestinali e non gastrointestinali. La composizione batterica nel lume varia dal cieco al retto con una pronunciata variabilità nella composizione microbica nello stesso individuo se misurata in mesi, settimane e persino giorni. Fattori come la dieta, l'assunzione di farmaci, i viaggi o il tempo di transito nel colon possono influenzare la composizione microbica nel tempo.

Il microbiota intestinale in via di sviluppo è inevitabilmente e interdipendentemente coinvolto nella maturazione delle vie endocrine, immunitarie e metaboliche durante i primi anni di vita e notevole attenzione è stata quindi data dalla ricerca al suo ruolo nell’obesità, nel diabete mellito e nella steatosi epatica non alcolica. Il tasso di crescita batterica, ovvero il tasso di variazione nel tempo del numero di cellule in un determinato habitat, rappresenta oggi una caratteristica indipendente dell'effetto del microbiota intestinale sull'ospite ed è stato significativamente correlato con diversi disturbi infiammatori e metabolici negli adulti. 

Trattare la disbiosi con probiotici come approccio adiuvante in caso di Covid-19. Questa l’ipotesi suggerita da un gruppo di Autori su La Revue des microbiotes, in base alle evidenze scientifiche oggi disponibili che mettono in evidenza la forte correlazione tra gravità della malattia e alterazioni della flora batterica intestinale.

A lungo dimenticato e poco studiato, l'intestino oggi si rivela determinante per la salute di ogni individuo. Il microbiota intestinale contiene circa 1.000 ceppi batterici e quando questi sono in stato di equilibrio, eubiosi, contribuiscono al buon funzionamento e al benessere generale del nostro corpo. L’intestino svolge funzioni di assorbimento dei nutrienti, di eliminazione delle scorie dell’organismo, di modulazione del sistema immunitario mediante il rilascio di citochine, e di secrezione di neurotrasmettitori.

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