Una gran mole di dati supporta oggi l’evidenza di un ruolo protettivo giocato da diversi componenti nutrizionali della dieta mediterranea nei confronti di un ampio spettro di malattie croniche, da quelle cardiovascolari, a quelle neurodegenerative, al cancro. Proprio in ambito oncologico e in particolare per ciò che concerne il carcinoma mammario negli ultimi anni sono emerse molte evidenze sul ruolo profilattico di diversi composti bioattivi e sul relativo meccanismo d’azione.

 

Negli anni c'è stato un crescente interesse per gli acidi grassi polinsaturi a catena lunga n-3 e n-6 (LcPufa n-3 e n-6), principalmente legato al loro ruolo nello sviluppo neurale e nella prevenzione delle malattie neurodegenerative. Dalla ricerca è emerso chiaramente che l’acido docosaesaenoico (Dha) e l'acido arachidonico (Aa) giocano un ruolo chiave negli stadi estremi della vita, ovvero durante il primo anno di vita e nell'invecchiamento. L’obiettivo è quello della medicina personalizzata che, insieme a una migliore conoscenza della biodisponibilità, della farmacodinamica, degli effetti farmacocinetici e metabolici di Dha e Aa, permettano una integrazione più efficace a beneficio della neuroprotezione durante tutto il ciclo di vita, nonché un loro utilizzo come agonisti selettivi e promettenti nella prevenzione dell'invecchiamento prematuro del cervello e delle patologie associate.
Durante l'ultimo trimestre di gravidanza e i primi due anni di vita, si verifica un rapido accumulo di Dha e Aa nel cervello in via di sviluppo e uno studio “storico” del 2012 ha dimostrato che i neonati occidentali accumulano acidi grassi nel cervello nell'ordine Aa> Dha>La (acido linoleico) durante tutte le fasi della gravidanza, raggiungendo il più alto tasso di accrescimento di acidi grassi durante le ultime cinque settimane di gestazione.

Durante il secondo anno di vita, la crescita del cervello e la riorganizzazione strutturale neuronale continuano rapidamente fino ai 5 anni. Il 40-45% dei lipidi totali del cervello adulto corrisponde proprio a questi grassi, con Dha e Aa in stragrande maggioranza (rispettivamente 35-40% e 40-50%). Uno studio del 2019 ha valutato se l'integrazione con acidi grassi n-3 e n-6 durante il primo anno di vita influenzi il neurosviluppo: neonati di età compresa tra 1 e 9 giorni e fino a 12 mesi sono stati assegnati in modo casuale a una di quattro formule con le stesse quantità di nutrienti e ingredienti ad eccezione di LcPufa e integrate come segue: formula di controllo senza Dha o Aa; formula con lo 0,32% di acidi grassi come Dha (17 mg/100 kcal); formula con lo 0,64% di acidi grassi come Dha (34 mg/100 kcal); formula con lo 0,96% di acidi grassi come Dha (51 mg/100 kcal). Tutte le formule contenenti Dha fornivano anche lo 0,64% di acidi grassi come AA (34 mg / 100 kcal). I risultati di questo studio hanno dimostrato che la supplementazione di LcPufa durante l'infanzia ha effetti duraturi sulla struttura del cervello, sulla funzione e sulle concentrazioni neurochimiche nelle regioni associate all'attenzione (parietale) e all'inibizione della corteccia cingolata anteriore.

L'equilibrio Dha/Aa è comunque una variabile importante da considerare nel contributo di LcPufa allo sviluppo cognitivo e comportamentale nell'infanzia e oggi è una procedura standard il rafforzamento degli alimenti per lattanti con Dha ed Epa, che vengono aggiunti come trigliceridi, fosfolipidi o concentrati di acidi grassi. L'invecchiamento è un normale processo del ciclo vitale e la sua progressione è solitamente accompagnata, tra le tante cose, anche da un'alterazione del metabolismo lipidico associata alla disfunzione della fluidità e dell'attività dei microdomini (o zattere) delle membrane delle cellule cerebrali. Sono stati descritti vari meccanismi mediante i quali il Dha eserciterebbe un effetto neuroprotettivo sull'Alzheimer e sul Parkinson, due patologie fortemente distribuite nella popolazione anziana. A oggi, studi clinici hanno dimostrato che l'integrazione di Dha permette di preservare le capacità cognitive in individui sani (apprendimento, memoria e fluidità verbale), mentre nell'Alzheimer i risultati non sono ancora così chiari.

Si deve considerare, per identificare chiaramente i benefici della supplementazione di Dha, che l'età dei soggetti, lo stato di evoluzione della malattia, la quantità giornaliera di Dha ingerita come integratore e il tempo di intervento sono molto rilevanti.
Il Dha è stato anche collegato al mantenimento dell'omeostasi sinaptica e dell'attività neuronale modulando l'espressione delle proteine ​​α-sinucleina nucleari nel Parkinson e la sua somministrazione aumenta la neurotrasmissione dopaminergica, la formazione della membrana sinaptica e la densità della colonna vertebrale dendritica, prevenendo così la morte neuronale e i sintomi motori, come la compromissione della coordinazione motoria e non motoria.

Il ruolo dell'Aa nelle patologie neurodegenerative non è stato ancora completamente chiarito e fino a ora un solo studio, del 2006, ha riportato che la supplementazione di 240 mg/die di Aa e Dha ha prodotto un significativo miglioramento della memoria immediata e del punteggio di attenzione in un gruppo di pazienti con lieve disfunzione cognitiva e lesioni cerebrali organiche ma senza diagnosi di patologia.

Silvia Ambrogio

Bibliografia

  • Docosahexaenoic and arachidonic acids as neuroprotective nutrients throughout the Life Cycle. Nutrients 2021, 13(3), 986.
  • Relationship between high dietary fat intake and Parkinson’s disease risk: a meta-analysis. Neural. Regen. Res. 2019, 14, 2156–2163.
  • Docosahexaenoic acid dietary supplementation enhances the effects of exercise on synaptic plasticity and cognition. Neuroscience 2008, 155, 751–759.
  • Dietary omega 3 fatty acids and the developing brain. Brain Res. 2008, 1237, 35–43.

Con l’impiego di Omega-3 aumenta il rischio di fibrillazione atriale (Fa) nei pazienti dislipidemici o già cardiopatici. Questo il responso di una metanalisi di trial clinici randomizzati pubblicata nei giorni scorsi sull’European heart journal - Cardiovascular pharmacotherapy, rivista della Società europea di cardiologia.

La nutraceutica va rivelandosi un approccio promettente al trattamento dell’Adhd (Disturbo da deficit di attenzione/iperattività), soprattutto nell’ottica di una integrazione con le strategie terapeutiche oggi disponibili. Queste le conclusioni di una revisione della letteratura condotta da un gruppo di ricerca italiano e pubblicato recentemente su Nutrients. Ne abbiamo parlato con due delle Autrici, Eleonora Rosi e Silvia Grazioli, del Laboratorio di Psicopatologia dello sviluppo, Irccs E. Medea, Bosisio Parini (Lc).

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