Prebiotici, probiotici, microbioma: quale futuro? Se ne discuterà nelle tre giornate di lavoro virtuale di Probiota 2021, in programma dal 9 all’11 febbraio prossimi.

Il microbiota intestinale gioca un ruolo chiave per salute dell’uomo. Dieta e stile di vita hanno un impatto diretto sulla sua composizione e gruppi microbici specifici sono oggi noti per contribuire allo stato di salute o di malattia dell’organismo. Ecco così che due accademici dell’Università del Maryland, Debabrata Biswas e Shaik O. Rahaman, hanno deciso di raccogliere in un volume di 300 pagine (Gut microbiome and its impact on health and diseases; Springer International Publishing) quanto oggi noto sul rapporto tra microbiota intestinale e nutrizione da una parte e, dall’altra, sul suo coinvolgimento nei processi metabolici, con un occhio anche al mondo animale da allevamento, per sondare la possibilità di modulare la nostra flora microbica intestinale con prodotti animali migliori nel contrastare obesità, cancro e cardiopatie.

 

Stando a un rapporto pubblicato dall’Aesan, l’Agenzia spagnola per la sicurezza alimentare e la nutrizione, il termine “probiotico” può ora comparire sulle etichette dei prodotti alimentari, sia fabbricati a livello nazionale che importati da altri paesi europei. Secondo Luis Gosálbez, amministratore delegato di Sandwalk BioVentures, «una piccola vittoria per l’industria dei microbiomi», che non indietreggia di fronte alle ormai note lacune normative nel campo e alla mancanza di una vera e propria lista di probiotici approvati.

Sia negli studi epidemiologici che in quelli randomizzati e controllati, l'assunzione di fibre alimentari è associata a un rischio ridotto di diabete di tipo 2 e al miglioramento della salute metabolica. Questi effetti positivi sono stati osservati con una serie di integratori alimentari a base di fibre, tra cui spicca l’inulina.

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