Rischio disidratazione per quasi un anziano su tre. Occhio ai sintomi e a come intervenire

10 Dicembre 2019

Basta una disidratazione moderata per determinare una più o meno grave alterazione dello stato cognitivo. È molto importante, perciò, imparare a riconoscerne tempestivamente le caratteristiche cliniche, in particolare negli anziani, considerato che lo stimolo della sete tende a decrescere con l’età e che, negli anni, i reni possono perdere la capacità e l’efficienza a trattenere l’acqua.

L’invito a porre molta attenzione a sintomi e rischi della disidratazione, anche nella stagione invernale, arriva dalla Società italiana di nutrizione clinica (Sinuc) che, in una nota, sottolinea, per voce del presidente Maurizio Muscaritoli, come “una disidratazione anche lieve, pari al 2% del peso corporeo, possa scatenare senso di confusione e disorientamento, fatica, perdita di forza, di coordinazione e delle funzioni cognitive in generale. Le conseguenze di questo lieve deficit possono essere cadute, traumi e incidenti ma anche danni a reni e muscoli, aumento del rischio di contrarre infezioni. Terapie come quelle a base di diuretici, antistaminici e lassativi possono, inoltre, portare a urinare di più senza che i liquidi vengano reintrodotti a sufficienza”.

Il 20-30% degli over 65 è disidratato cronicamente, sottolinea Sinuc. “Oltretutto, molta dell’acqua del nostro organismo è contenuta nei muscoli che con l’età subiscono una diminuzione importante di massa. Dal momento che un adulto su tre di quelli con più di 60 anni soffre di una severa sarcopenia, ecco che siamo in presenza di condizioni che insieme rendono la disidratazione un fenomeno comune”.

Non va meglio se il soggetto è affetto da diabete non diagnosticato o non controllato, condizione che fa aumentare il volume urinario, così come “le persone con ipertrofia prostatica o quelle più anziane con incontinenza urinaria tendono, invece, a bere di meno per limitare il problema, mentre disturbi neuro degenerativi come demenza o Alzheimer hanno un rischio aumentato di scarsa idratazione”.

Che fare, dunque?

L’assunzione di acqua rimane fondamentale per non eccedere in calorie, permettere le funzioni di fegato e reni e mantenere l’elasticità cutanea. Utili, sottolinea Sinuc, anche liquidi con piccole quantità di zuccheri, grassi o proteine che permettono un’idratazione di organi e tessuti più prolungata nel tempo.

Secondo una ricerca condotta all’Università di Saint Andrews in Scozia, uno dei fattori chiave dell’idratazione è la composizione in nutrienti. Così Ronald Maughan, autore dello studio: “Il latte risulta più idratante dell’acqua grazie al contenuto in lattosio, proteine e grassi. Questa composizione induce l’organismo a trattenere il liquido più a lungo nello stomaco per metabolizzarne gli elementi, rispetto alla velocità di eliminazione della semplice acqua. A questa persistenza nel corpo contribuisce anche il sodio, che trattiene i liquidi come una spugna e impedisce che questi vengano eliminati con le urine troppo in fretta. È lo stesso principio su cui si basano le soluzioni reidratanti usate in caso di diarrea: contengono piccole quantità di zuccheri, sodio e potassio che favoriscono la ritenzione dei liquidi nell’organismo per compensare quelli perduti. Sono proprio gli elettroliti a contribuire a una idratazione efficace, mentre una piccola quantità di calorie fa sì che il liquido rimanga più a lungo nell’organismo. Attenzione, però: ciò non significa che le bevande molto zuccherate aumentino questo vantaggio, giacché, al contrario, spingono il liquido nel piccolo intestino pronto per essere eliminato”.

Ecco allora che l’acqua può essere alternata a latte scremato o intero, spremuta di arancia e the in quantità moderate.

In conclusione: “Fatica e crampi muscolari possono essere segnali indicativi di cattiva idratazione”, dice Muscaritoli. “Sbagliato attribuire tutto all’età. Sarebbe opportuno studiare un piano personalizzato, specialmente nei soggetti a rischio, con l’obiettivo di aumentare l’introito di fluidi, ridurre quello di alcol che favorisce la disidratazione, favorire l’assunzione di frutta e verdura e pianificare con il curante la diminuzione dei farmaci diuretici quando ciò fosse possibile.”

 

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