A Pioppi (Sa) il Museo vivente della Dieta mediterranea

25 Agosto 2020

A Pioppi, piccolo borgo di pescatori nel cuore del Parco nazionale del Cilento, in provincia di Salerno, affacciato su capo Palinuro sorge il Museo vivente della Dieta mediterranea, all’interno del seicentesco Palazzo Vinciprova.

Una località, quella di Pioppi, non casuale, considerato che proprio tra qui e gli Stati Uniti trascorse ben 40 anni della sua vita Ancel Keys, lo scienziato americano che per primo scoprì i benefici del modello alimentare e dello stile di vita riconosciuti dall’Unesco nel 2010 patrimonio culturale immateriale dell’umanità.

A guidarci nelle sei sale espositive, Valerio Calabrese, direttore del Museo, oggi gestito da Legambiente.

“La visita inizia fornendo un’inquadratura storico-territoriale dell’area in cui ci troviamo” sottolinea Calabrese. “Proprio in questa zona, infatti, nel sesto secolo avanti Cristo risiedeva la colonia greca di Elea, oggi Velia, celebre per la scuola guidata da Parmenide e Zenone, che non solo hanno dato vita al pensiero filosofico occidentale, ma hanno anche gettato le basi della medicina contemporanea e della dieta mediterranea in quanto già all’epoca utilizzavano piante ed erbe per curare e nutrire gli abitanti della città”.

Benessere e sostenibiltà

Nella prima sala del museo campeggia la piramide alimentare, accompagnata però da una sua evoluzione, la doppia piramide alimentare e ambientale attraverso la quale si sottolinea come il modello della Dieta Mediterranea, oltre a essere il più sano dal punto di vista nutrizionale, è anche il più sostenibile sotto il profilo ambientale

“La Dieta mediterranea conserva questa caratteristica tanto che nel 2012 la Fao l’ha riconosciuta come il regime alimentare più sostenibile presente sul pianeta proprio perché prevede un elevato consumo di verdura, legumi, frutta fresca e secca, olio d’oliva e cereali a discapito di carne rossa di cui si raccomanda uso sporadico”, prosegue Calabrese.

Nella prima sala si viene introdotti ai principi chiave elaborati da Keys e descritti nel Seven countries study on cardiovascular disease, la ricerca che per la prima volta dimostrò come tra le popolazioni del bacino del Mediterraneo, che si cibavano in prevalenza di pasta, pesce, prodotti ortofrutticoli e utilizzavano olio d’oliva come condimento, la percentuale di mortalità per cardiopatia ischemica era molto più bassa dei soggetti di paesi come la Finlandia, dove il regime alimentare includeva molti grassi saturi quali, per esempio, burro e strutto.  

Si apre poi il salone dove nel 1969 si svolse il secondo convegno mondiale di cardiologia che Keys volle tenere proprio a Pioppi per far conoscere alla comunità internazionale questa realtà e il modo di vivere degli abitanti.

“Qui - dice Calabese - i visitatori possono sostare, chiacchierare, leggere i libri della biblioteca di Keys che la famiglia ha voluto donare a Pioppi e che sono conservati in una sala a lui dedicata insieme alla sua macchina da scrivere, al  baule con cui si trasferì dagli Stati Uniti e alla copia originale del libro How to Eat Well and Stay Well, the Meditarranean Way pubblicato nel 1975 e in cui, per la prima volta, si cita l’espressione Dieta Mediterranea”.




Tra terra e mare

Il museo continua con una sala dedicata alle tre piante chiave della dieta mediterranea, l’ulivo, il frumento e la vite, per poi accedere all’area dedicata al pesce azzurro, tipico della zona, venerato con una delle sagre più antiche del Cilento, la cui prima edizione risale al 1969, proprio al termine del convegno di cardiologia organizzato da Keys.

“La sala è anche un’occasione per celebrare la pesca dell’alice di menaica basata su una tecnica ad alta sostenibilità ambientale che prevede l’utilizzo di una rete a maglie larghe, la menaica, appunto, in grado di far fuggire le alici più piccole lasciando possibilità alla specie di riprodursi” dice Calabrese. “Le alici di menaica sotto sale, preparate con una procedura lunga e parecchio laboriosa, sono state il primo presidio slow food della Campania, circa 20 anni fa”.

L’impero dei sensi

Infine, la stanza dei sensi in cui ci si sfida cercando di capire la differenza tra olio della grande distribuzione, olio cilentano e olio cilentano difettato, piuttosto che sfiorando al tatto, del tutto alla cieca, diversi legumi per individuarne la natura o prendendo confidenza con le erbe e gli aromi tipici delle colline che circondano il museo. Tra le curiosità, le stesse pareti delle sale sono colorate con estratti da piante del territorio, dalla cipolla al finocchietto, grazie a un progetto di ricerca nato dalla collaborazione con la facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno.

Al centro dell’ultima sala, raccolti a cerchio, esemplari di semi e legumi in rappresentanza della biodiversità del parco nazionale del Cilento, l’area protetta più estesa d’Italia. A fare da corredo, le carrube, frutto adorato simbolicamente da Ancel Keys (un albero di carrubo stazionava davanti casa sua proprio a Pioppi) in quanto un tempo “carburante” per asini e cavalli, unici mezzi di trasporto di merci e persone in epoca contadina.

Senza dimenticare, come sottolinea e conclude Calabrese, che “I semi di carrubo, tutti di uguali peso e dimensioni venivano utilizzati in estremo oriente per pesare le gemme. Il carato, come sistema di misura, è stato tarato proprio su questo: un carato, infatti, corrisponde a un seme di carrubo”.

Le sale espositive sono corredate di pannelli descrittivi e video, con installazioni per il gusto, il tatto e l’olfatto e tutorial delle massaie cilentane su tipiche paste locali fatte in casa, dal fusillo al cavatiello.

Nicola Miglino

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