Il microbiota intestinale potrebbe influire nella risposta emotiva a stimoli associati alla paura. Le indicazioni sembrano emergere da uno studio italiano pubblicato di recente su Nutrients, unico nel suo genere, condotto su donne con obesità. Ne abbiamo parlato con Federica Scarpina, ricercatrice presso il dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino e l’Uo di Neurologia e Neuroriabilitazione, Ospedale San Giuseppe (Irccs Istituto auxologico italiano), prima firma del lavoro.

D.ssa Scarpina, da quale razionale e con quale obiettivo è nata la ricerca?

Lo studio del microbiota intestinale e del suo ruolo nella salute umana è di grande interesse nel panorama scientifico, come testimoniato dai numerosi articoli scientifici sul tema. Tuttavia, sono ancora molti i punti da esplorare e chiarire. L’interesse del nostro gruppo di ricerca si è focalizzato sulla relazione tra il microbiota intestinale e il funzionamento psicologico nell’obesità, una condizione clinica che appare caratterizzata da disbiosi. In particolare, ci siamo focalizzati su un aspetto molto specifico e peculiare del funzionamento psicologico umano, ovvero l’abilità di riconoscere velocemente e accuratamente espressioni facciali di paura. L’interesse nasce da due motivazioni: da un lato studi su modello animale hanno dimostrato che il microbiota influenza le reazioni di paura e la risposta allo stress. Dall’altra, il nostro gruppo di lavoro ha prodotto precedenti risultati scientifici dimostrando in individui affetti da obesità specifiche difficoltà nell’abilità di riconoscere accuratamente espressioni facciali di paura. Ci siamo dunque chiesti se questi due risultati fossero relati.

Come avete condotto l’analisi?

Questo studio, di natura multidisciplinare, ha visto la collaborazione di diverse figure professionali. Lo studio è stato condotto presso l’Ospedale San Giuseppe - Irccs Istituto auxologico italiano, noto centro italiano per la diagnosi e la cura dei disturbi alimentari e dell’obesità. Abbiamo chiesto a un gruppo selezionato di donne affette da obesità di partecipare ad un protocollo di ricerca. In particolare, le partecipanti hanno completato un compito sperimentale da noi sviluppato in linea con la letteratura psicologica e il cui scopo è quello di valutare da un punto di vista comportamentale i livelli di accuratezza e la velocità nel riconoscere l’espressione di paura espressa da volti umani. Contestualmente, sono state analizzate le caratteristiche del microbiota intestinale, la cui analisi è stata effettuata dal gruppo di ricerca della Prof.ssa Silvia Turroni del dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell’Università di Bologna.

Che tipo di risultati avete potuto osservare?

In primis, abbiamo confermato i dati precedenti in letteratura in merito alla disbiosi in obesità, così come la presenza di difficoltà nel processare stimoli facciali relativi all’emozione della paura. I nostri dati si confermano dunque in linea con le precedenti evidenze scientifiche. Ma i risultati più interessanti per noi sono sicuramente quelli che rispondono alla domanda di ricerca: abbiamo osservato come la disbiosi fosse più severa proprio in quei partecipanti che mostravano maggiori difficoltà nel riconoscimento dell’emozione della paura. In particolare, questi partecipanti erano caratterizzati da maggiori proporzioni di Coriobacteriaceae e, specificatamente, di Collinsella, che è già stata associata ad obesità e disturbi metabolici. Abbiamo inoltre osservato come le difficoltà nel compito sperimentale fossero associate al funzionamento degli acidi grassi a corta catena, in particolare LachnospiraCoprococcus, e all’espressione di Akkermansia e Parabacteroides.

Quali conclusioni si possono trarre dai dati ottenuti?

È necessario sottolineare che si tratta del primo studio in letteratura che indaga la relazione tra il microbiota intestinale e il processamento dell’emozione della paura in obesità negli esseri umani. Questo aspetto, che sottolinea l’innovazione dell’approccio scientifico che proponiamo nell’articolo, obbliga tuttavia a essere particolarmente cauti nell’interpretazione dei risultati, che devono essere considerati come preliminari. La nostra ricerca sembra suggerire come alterazioni comportamentali nel caso di stimoli che rimandano all’emozione primaria della paura, per esempio nel caso di disturbi dello spettro ansioso o nel caso di condizioni di distress, potrebbero essere osservate in associazione a specifici pattern di espressione del microbiota intestinale. Sono necessari sicuramente approfondimenti futuri, ma questo tipo di ricerche possono da un lato aumentare la nostra conoscenza in merito al funzionamento dell’individuo, e specificatamente nel caso degli eating disorders e dell’obesità, e dall’altra parte possono rappresentare una strada innovativa per lo sviluppo di approcci riabilitativi per l’obesità centrati sulla modulazione del microbiota e dei suoi effetti sulla qualità di vita.

Nicola Miglino

 

Si terrà a Milano i prossimi 13 e 14 ottobre, presso il museo nazionale Scienza e tecnologia Leonardo Da Vinci, il 10° Simposio internazionale Yakult che, sotto il titolo “Microbiota and probiotics: chances and challenges!” metterà a confronto alcuni dei principali esperti italiani e internazionali sulle più recenti acquisizioni della ricerca nell’area microbiota/probiotici.

In collaborazione con Yakult Italia

La comparsa di diarrea rappresenta una delle maggiori complicanze in corso di terapia antibiotica. Il quadro clinico può essere più o meno grave, a seconda che gli effetti siano generati direttamente dai farmaci su mucosa e motilità intestinali, piuttosto che dal proliferare di specie batteriche insidiose, quali, per esempio, Clostridium difficile, in grado di sprigionare tossine altamente pericolose per il colon.

In collaborazione con Biocure

Psicobiotico. Termine coniato nel 2013 per definire quei probiotici in grado di determinare effetti benefici sulla salute mentale. Un’area di ricerca estremamente promettente che ruota intorno a una relazione complessa, quella tra cervello e intestino, nella quale entrano in gioco diversi attori, con un ruolo di primo piano svolto dal sistema nervoso enterico e dal microbiota intestinale.

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