L'integrazione con micronutrienti, in particolare coenzima Q10 (CoQ10), zinco, rame, selenio e ferro, potrebbe contribuire a migliorare la funzione miocardica nei pazienti con scompenso cardiaco (Sc). Questo quanto sostiene un gruppo di ricercatori anglo-olandesi in una review pubblicata di recente sul Journal of internal medicine, tesa a fare il punto sui meccanismi di regolazione della funzione mitocondriale in gioco nella fisiologia del muscolo cardiaco.

Il ruolo dello zinco nella prevenzione e nel trattamento dell’infezione da Sars-coV-2 è uno dei temi più discussi di questi due anni di pandemia. A raccogliere le evidenze scientifiche oggi disponibili ci ha pensato un gruppo di ricercatori e clinici afferenti al dipartimento di Patofisiologia e Trapianti dell’Università di Milano nonché a quello di Neuroscienze e salute mentale dell’Ospedale Irccs Policlinico di Milano. I risultati sono stati pubblicati su Advances in nutrition.

Selezionare con cura gli alimenti è fondamentale per un piano dietetico antinfiammatorio. Le indicazioni suggeriscono di orientarsi verso il consumo di cibi integrali a base vegetale ricchi di grassi sani e fitonutrienti, mantenendo una risposta glicemica stabile. Alcuni recenti lavori in letteratura ha fatto il punto su specifici nutrienti e alimenti funzionali ad azione antinfiammatoria. Vediamoli in rassegna, partendo dallo zinco, a lungo studiato, grazie alla sua capacità di ridurre le citochine infiammatorie. Uno studio randomizzato, in doppio cieco con placebo su una sua supplementazione (45 mg/die per sei mesi) negli anziani (56-83 anni) ha mostrato una significativa riduzione dei livelli di Pcr, Il-6 e Tnf-α. In un’altra ricerca, condotta in soggetti di età pari o superiore a 40 anni, ha mostrato una diminuzione di Pcr e Il-6 nel plasma. Gli studi condotti fino a oggi suggerisco una correlazione inversa tra livelli plasmatici zinco e Pcr sono inversamente correlati nei pazienti anziani.

Un’integrazione a base di zinco potrebbe essere di aiuto nel prevenire i sintomi delle infezioni del tratto respiratorio, come tosse, congestione e mal di gola, e ridurre la durata della malattia, secondo una review pubblicata da Bmj Open, rivista open access del gruppo British medical journal. Molto, però, rimane da chiarire su formulazione e dosi ottimali, considerati i dati oggi disponibili provenienti da studi piuttosto eterogenei.

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