Esiste un modello dietetico più efficace di altri nel prevenire o contrastare la sindrome metabolica? La risposta è tutt’altro che semplice per quanto il fattore dieta combinato con un’adeguata attività fisica risultino essere l’unica profilassi possibile realmente efficace. Interessante, su questo fronte, il contributo offerto da Nicola Di Daniele, docente di Medicina interna all’Università Tor Vergata di Roma in un editoriale pubblicato recentemente su Nutrients. Abbiamo chiesto direttamente all’Autore di illustrarcene i punti cardine.

Nei pazienti anziani con sindrome metabolica l’impiego di simbiotici, ovvero alimenti in cui sono simultaneamente presenti microrganismi probiotici e substrati prebiotici, aiuta a migliorare i principali marker di rischio cardiovascolare e di insulino-resistenza. Queste le conclusioni di uno studio clinico tutto italiano appena pubblicato su European journal of clinical nutrition.

Nella gestione di obesità, diabete e malattia cardiovascolare le strategie dietetiche più utilizzate sono quelle a basso contenuto di carboidrati (Lcd), ovvero quelle che forniscono meno del 45% dell’energia dai Cho. Sulla base di studi randomizzati controllati, che hanno fino a ora dato risultati contrastanti, questa pratica è però molto discussa. Interessante quindi confrontare gli effetti di diversi gradi di restrizione Cho sui convenzionali marcatori di rischio cardiometabolico a digiuno, cercando di capire eventuali relazioni dose-dipendenti. 

Ne sono ricchi le membrane cellulari e i mitocondri di diversi organi a partire proprio dal cuore cui provvede a un adeguato rifornimento di energia, esercitando anche un’importante funzione antiossidante e antinfiammatoria. Parliamo del CoQ10 che proprio per queste caratteristiche ha catturato l’attenzione degli scienziati tesi a comprenderne il ruolo quale integratore alimentare nelle patologie cardiovascolari o nella gestione dei fattori di rischio associati con patologie cardiovascolari. Ecco così che è stata da poco pubblicata una review da parte di un gruppo di ricercatori italiani che ha fatto il punto sull’argomento. Ne abbiamo parlato con uno degli Autori, Alma Martelli, Professore associato di Farmacologia presso il dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa.

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