Nonostante l'evoluzione degli approcci clinici all'obesità e alle sue intrinseche comorbidità, la sfida terapeutica è sempre aperta e tra i diversi strumenti di intervento sta emergendo l'integrazione di melatonina, a dosaggi compresi tra 1 e 20 mg/die. Il razionale biochimico è solido: la melatonina, un ormone pineale, è una molecola associata, in un modo o nell'altro, a tutti i sistemi fisiologici e gioca un ruolo importante nell'omeostasi glicemica, oltre che nella modulazione dell'attività del tessuto adiposo bianco, del metabolismo lipidico e dell'attività mitocondriale.

La melatonina può essere di aiuto nel migliorare i risultati dei cicli di Procreazione medicalmente assistita (Pma). La buona notizia arriva da una review da poco pubblicata su Frontiers in endocrinology che conferma come la supplementazione sia in grado di incrementare il tasso di gravidanze cliniche, il numero di ovociti maturi e di embrioni di alta qualità. Nessuna evidenza, invece, sull’aumento del numero di nati vivi, ma su questo fronte sono necessari studi su campioni di ampie dimensioni.

Oltre il 30% dei pazienti con malattia tiroidea fa uso di integratori. Eppure, la classe medica mostra scetticismo totale o non si rivela sufficientemente preparata per discutere con loro di rischi e benefici, sulla base delle evidenze scientifiche che oggi emergono dalla ricerca.

Nella malattia da reflusso gastroesofageo (Gerd), una delle condizioni di salute più diffuse nel mondo occidentale, si fa spesso ricorso all'integrazione alimentare e negli ultimi anni la ricerca sta guardando con interesse alla melatonina, un indolo derivato enzimaticamente dall'L-triptofano che ha dimostrato di influenzare molte funzioni fisiologiche del tratto gastrointestinale tra cui secrezione, motilità, digestione e assorbimento dei nutrienti. 

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